Contenzioso finanziario

L’allargamento del campo di responsabilità oggettiva della SIM, con riferimento agli illeciti dei promotori finanziari

Cass., 19 luglio 2012, Sez. III, n. 12448

Massima:Le responsabilità inerenti al rapporto di preposizione non sono necessariamente legate alla conclusione del contratto di investimento e non sono solo responsabilità contrattuali, ma sono configurabili anche a titolo extracontrattuale, ai sensi dell’art. 2049 Cc e dell’art. 5 legge n. 1/1991. A norma dell’art. 2049, la società di intermediazione è responsabile degli illeciti commessi dal promotore finanziario anche a titolo oggettivo, cioè indipendentemente da comportamenti negligenti o colposi suoi propri, in relazione ai danni che l’investitore possa avere subito per avere fatto affidamento sull’esistenza del rapporto di preposizione. Ciò in considerazione dei rischi inerenti all’esercizio di attività finanziarie e delle gravi perdite a cui gli eventuali illeciti degli addetti possono esporre la clientela: rischi che la società di intermediazione è in grado di gestire, e danni contro i quali ha la possibilità di premunirsi (anche tramite l’assicurazione), in termini più efficaci, più razionali e meno costosi, che non il singolo investitore.” (leggi la sentenza per esteso)

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione (n. 12448/2012) è intervenuta ancora una volta per definire (ed ampliare) il tema della responsabilità oggettiva prevista dall’art. 2049 cod. civ. ed art. 5 della Legge n. 1/1991 (oggi art. 31 del Dlgs n. 58/1998), assicurando una tutela oltremodo eccessiva nei confronti degli investitori, nell’ambito degli illeciti compiuti da parte dei promotori finanziari.

Ed infatti, dopo aver affermato in sentenza che “a norma dell’art, 2049, la società di intermediazione è responsabile degli illeciti commessi dal promotore finanziario anche a titolo oggettivo, cioè indipendentemente da comportamenti negligenti o colposi suoi propri, in relazione ai danni che l’investitore possa avere subito per avere fatto affidamento sull’esistenza del rapporto di preposizione” [tale conclusione trova giustificazione “in considerazione dei rischi inerenti all’esercizio di attività finanziarie e delle gravi perdite a cui gli eventuali illeciti degli addetti possono esporre la clientela: rischi che la società di intermediazione e in grado di gestire e danni contro i quali ha la possibilità di premunirsi (anche tramite l’assicurazione), in termini piu efficaci, piu razionali e meno costosi, che non il singolo investitore”] viene  affermato da parte dei Giudici di legittimità che, dinnanzi ad un comportamento illecito del promotore finanziario che ugualmente e paritariamente lede la posizione della SIM e del cliente, “la legge (tuttavia) dispone che – nell’alternativa fra le due parti ugualmente incolpevoli (la Sim a il cliente) – il danno debba farsi gravare sulla prima, anziché sul privato investitore, trattandosi del soggetto che è meglio in grado, come si è detto, di prevenire e di gestire e i relativi rischi”.

In definitiva, dunque, non vi è spazio per poter in qualche modo sostenere l’interruzione del nesso causale fra il comportamento doloso del preposto nell’esercizio delle incombenze ed il danno, anche perché – chiarisce in ultimo la Corte di Cassazione – “anche nell’affidare gli incarichi e nell’istituire i rapporti di collaborazione la Sim (come ogni impresa) é tenuta a particolare vigilanza, svolgendo preventivamente le opportune indagini sulla correttezza dal personale che inserisce nella sua organizzazione, al fine di prevenire il rischio di danni ai clienti: compito fra l’altro più agevole e meno oneroso per chi operi quotidianamente nel settore, che non per un qualunque occasionale utente dei servizi finanziari”.

(Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com)

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