Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

L’aggiudicazione vince ancora sulla confisca

La Corte di Cassazione è tornata nuovamente su un argomento che era già stato oggetto di diverse pronunce e che da molti anni crea discussioni a causa dei diversi orientamenti da parte dei Tribunali di merito.

Con la Sentenza n. 28242 del 10 dicembre 2020, infatti, la Suprema Corte ha ribadito che la confisca penale prevale sull’espropriazione forzata civile solamente nei casi regolati dal D.Lgs. 159/2011 (Codice delle leggi antimafia) o di ipotesi che ad esso esplicitamente rinviano (come l’art. 104bis disp. att. c.p.p.), specificando che, in tal caso, i terzi di buona fede potranno ottenere tutela delle loro ragioni solo nell’ambito del procedimento di prevenzione o di esecuzione penale.

Nelle restanti ipotesi, i rapporti tra le varie tipologie di confisca (diverse da quelle del d.lgs. 159/11 o ad esse espressamente equiparate) e le procedure esecutive civili sono regolati dal principio generale della successione temporale delle formalità nei pubblici registri.

Ne consegue che, ai sensi dell’art. 2915 c.c., l’opponibilità del vincolo penale al terzo aggiudicatario dipende dall’anteriorità della trascrizione del sequestro, ai sensi dell’art. 104 disp. att. c.p.p., rispetto al pignoramento immobiliare.

Pertanto, se la trascrizione del sequestro è successiva, il bene deve ritenersi acquisito dal terzo con pieno diritto, con conseguente impossibilità della posteriore confisca.

Nel caso esaminato, il Supremo Collegio affronta la questione nelle premesse della sentenza e prima di affrontare i motivi del ricorso, affermando che il Comune ricorrente, in base all’applicazione analogica della disciplina in tema di misure di prevenzione o sulla prevalenza delle misure patrimoniali penali sulle trascrizioni pregiudizievoli anteriori, ha acquisito il bene oggetto di procedura esecutiva in virtù di confisca per equivalente.

Il predetto Ente, infatti, beneficiario del provvedimento di confisca emesso a seguito sentenza di condanna ex art. 444 c.p.p., aveva proposto opposizione di terzo all’esecuzione immobiliare avente ad oggetto proprio il bene precedentemente confiscato e, ritenendo l’applicabilità della disciplina del D.Lgs. n. 159/2011, aveva chiesto la revocabilità o la nullità del contratto di finanziamento ripassato fra un istituto di credito ed una società, nonché dell’atto di prestazione di garanzia con il quale il condannato, in veste di terzo datore di ipoteca, aveva concesso in garanzia il bene oggetto di confisca.

La Cassazione sostiene, dunque, che il Tribunale di primo grado accogliendo la revocatoria del solo patto di costituzione della garanzia ipotecaria ha correttamente applicato i principi già precedentemente espressi in merito ai rapporti fra confisca e le procedure esecutive immobiliari.

Sostiene la Corte, infatti, che l’evoluzione della disciplina sostanziale e processuale della confisca e la giurisprudenza di legittimità penale hanno chiaramente interpretato come speciale la disciplina dettata dal D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, così escludendo che questa possa reputarsi invece espressione di un principio generale di prevalenza delle esigenze pubblicistiche sottese ai corrispondenti istituti in materia penale e di prevenzione.
Ne consegue, che i rapporti fra confisca e procedure esecutive sono regolati dal D.Lgs. 159/11 solo nei casi riconducibili ai reati disciplinati da quello direttamente o da norme che esplicitamente vi rinviano ed in tal caso, vi è una sostanziale prevalenza dell’istituto penalistico sui diritti reali dei terzi, che solo se di buona fede, possono vedere tutelate le loro ragioni, ma esclusivamente in sede di procedimento di prevenzione o di esecuzione penale.

Quindi, negli altri casi, in cui il sequestro e la confisca conseguono a reati che nulla a che vendere con quelli indicati nel D.Lgs. 159/11, si applica il principio generale della successione temporale delle formalità nei pubblici registri.

La Cassazione, perciò, cita la sentenza n. 51043 del 3/10/2018 della terza Sezione Penale con la quale era stato sancito il principio secondo il quale nei rapporti fra le tipologie di confisca diverse da quelle del Codice antimafia e le procedure esecutive civili si applica il principio generale della successione temporale delle formalità nei pubblici registri, conseguentemente, per prevalere, il sequestro deve essere stato trascritto in data anteriore alla trascrizione del pignoramento immobiliare, altrimenti il sequestro non potrà trasformarsi in confisca e il bene dovrà essere ritenuto “pieno iure” appartenente all’aggiudicatario in sede.

Nell’articolo di questa IusLetter del 22 novembre 2018 a commento della sentenza della Cassazione n. 51043/18 del 9.11.2018, avevamo affermato “Aggiudicazione Vs confisca penale: 1 a 0 e palla al centro”, è per questo che, dopo la recente pronuncia di dicembre 2020, possiamo bonariamente confermare che l’aggiudicazione vince ancora sulla confisca penale.

Cass., Sez. III, 10 dicembre 2020, n. 28242

Valeria Misticoni – v.misticoni@lascalaw.com

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