Mutuo e interessi di mora, l’erroneità della tesi sulla non debenza degli interessi

Se l’agenzia ritarda la notifica, la Corte condanna l’avvocato

Non è scusabile il ritardo della notifica eseguita dall’Agenzia di Servizi, a cui l’avvocato si era affidato, e pertanto, non può essere concessa la rimessione in termini della notifica del ricorso in Cassazione, che deve essere dichiarato inammissibile.

L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 23839/19, depositata il 25 settembre scorso, chiarisce in maniera lapidaria che la notifica degli atti giudiziari deve rispettare il termine perentorio previsto per legge, anche quando il legale decida di affidarsi ad un’Agenzia di Servizi per l’espletamento dell’attività di notifica presso l’Ufficio Notifiche Esecuzioni e Protesti (UNEP).

Nel caso in questione, la notifica doveva essere eseguita entro il termine perentorio del 6 gennaio 2019. L’avvocato, tuttavia, avrebbe consegnato l’atto da notificare il 3 gennaio ad un’Agenzia di Servizi di Roma, con richiesta urgente da eseguire “entro il 6 gennaio 2019“. Solo in data 9 gennaio il difensore avrebbe contattato l’Agenzia ed appreso da essa che l’atto era stato consegnato all’UNEP il 4 gennaio. Ancora – avrebbe riferito l’Agenzia – che il funzionario addetto allo sportello rifiutava l’accettazione della notifica dell’atto, poiché non ritenuta urgente. Per disposizione della presidenza della Corte d’Appello di Roma, potevano essere accettati i soli atti con scadenza “entro il 12 gennaio 2019” e il termine del suddetto ricorso (“corretto a penna“) doveva individuarsi nel “6 febbraio 2019”, anziché nel “6 gennaio 2019”. Il ricorrente, avvedutosi del ritardo nella notifica, invocava innanzi alla Corte l’applicazione dell’art. 153, secondo comma, c.p.c.[1] per ottenere la rimessione nei termini e procedere a nuova notifica del ricorso.

Tale norma, tuttavia, impone che debba essere la parte istante a dimostrare che il ritardo dipenda da una causa ad essa non imputabile e la Corte ha, appunto, chiarito che non può considerarsi tale il ritardo dell’Agenzia. Se l’incaricata dell’Agenzia avesse tempestivamente contattato l’avvocato – per risolvere il problema sulla corretta individuazione del termine per la notifica del ricorso “corretto a penna” – il ritardo sarebbe stato evitato. Ancor più, l’avvocato avrebbe potuto tempestivamente accertarsi dell’esito della notifica, anziché ricontattare l’Agenzia ben cinque giorni dopo.

Inoltre, la Corte ha accertato se la notifica del ricorso non fosse effettivamente stata rifiutata dall’UNEP, secondo quando attestato dal Funzionario preposto, dovendo l’eventuale rifiuto essere redatto in forma scritta. In ogni caso, è sufficiente rilevare l’intervallo di tempo incorso tra il primo accesso dell’incaricato dell’Agenzia di Servizi (4 gennaio 2019), delegata dal difensore per la consegna dell’atto all’UNEP, ed il successivo giorno di effettiva consegna dell’atto all’Ufficiale Giudiziario (8 gennaio 2019), per escludere che si tratti di una causa non imputabile alla parte.

Peraltro, la stessa Corte, con altra precedente pronuncia (Cass. S.U. 32725/2018), già chiariva che “l’istituto della rimessione in termini, previsto dall’art. 153, comma 2, c.p.c., come novellato dalla l. n. 69 del 2009, il quale opera anche con riguardo al termine per proporre impugnazione, richiede la dimostrazione che la decadenza sia stata determinata da una causa non imputabile alla parte, perché cagionata da un fattore estraneo alla sua volontà.

Per tutte le ragioni sopra esposte, in conclusione, la Corte ha rigettato l’istanza di rimessione del termine e dichiarato inammissibile il ricorso proposto, con relativa condanna per il ricorrente al versamento dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

[1] Dispositivo dell’art. 153 Codice di procedura civile. I termini perentori non possono essere abbreviati o prorogati, nemmeno sull’accordo delle parti. La parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa ad essa non imputabile può chiedere al giudice di essere rimessa in termini. Il giudice provvede a norma dell’articolo 294, secondo e terzo comma.

Cass., Sez. VI Civ. – 1, 25 settembre 2019, ordinanza n. 23839

Barbara Maltese – b.maltese@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Procura generale, se rinunci non vale!

Il difensore della parte costituita in giudizio, senza essere munito di procura speciale ai sensi de...

Diritto Processuale Civile

Divieto di acquisto in asta: quali i soggetti coinvolti?

L’omesso avvertimento di cui all'art. 480, comma 2, c.p.c., circa la possibilità per il debitore ...

Diritto Processuale Civile

Riassunzione: l’importanza del “dies a quo” per il computo dei termini!

Il termine perentorio per la riassunzione del processo decorre dalla data dell’ordinanza di cancel...

Diritto Processuale Civile