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L’ACF e la legittimazione passiva

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie pone in luce problematiche che, anche usualmente, vengono portate all’attenzione dei Giudici ordinari rispetto a temi quali la legittimazione passiva e disciplina applicabile rispetto alla negoziazione di polizze assicurative a contenuto finanziario.

La decisione n. 1520 del 5 aprile pone in luce gli aspetti di inammissibilità delle domande proposte dall’investitore, valutandole anche d’ufficio (secondo le regole rese dalla Giurisprudenza nomofilattica).

Nello specifico, infatti, un investitore conviene in giudizio l’intermediario finanziario con cui sarebbero state stipulate le polizze assicurative di tipo finanziario, lamentando perdite patrimoniali tra investito e riscattato.

Pur non avendo preso chiaramente posizione sulla carenza di legittimazione passiva, il Collegio – d’ufficio – verifica che il contratto assicurativo era stato sottoscritto per il tramite di un broker assicurativo e, correttamente, individua i perimetri normativi applicabili.

In particolare, si legge nella decisione che “emerge dal modulo di sottoscrizione della polizza che il soggetto che ha distribuito e collocato la polizza, per cui è controversia, non era l’Intermediario (il quale risulta aver comunque raccolto il questionario di profilatura), bensì altro operatore, che non risulta essere un intermediario abilitato all’intermediazione assicurativa e quindi un soggetto tenuto al rispetto delle regole sull’intermediazione finanziaria. Tale soggetto risulta, infatti, iscritto dal 12 marzo 2007 nella sezione B-Broker del Registro Unico degli Intermediari assicurativi e riassicurativi, operante quindi nel contesto normativo delle assicurazioni private”.

In effetti, molto spesso, si è assistito ad un travisamento dei ruoli esistenti tra intermediari assicurativi e finanziari, con applicazione ai primi della normativa dettata per i secondi.

Il Collegio, quindi, vagliata tale circostanza di fatto conclude che “nella specie debba trovare applicazione il pacifico orientamento del diritto vivente, secondo il quale il principio della legitimatio ad causam – avendo attinenza col principio del contraddittorio ed essendo finalizzato, in ogni caso, a prevenire una decisione inutiliter data – comporta la verifica, anche d’ufficio, in via preliminare al merito, della coincidenza dell’attore e del convenuto con i soggetti che, secondo la legge che regola il rapporto dedotto in giudizio, sono destinatari degli effetti della pronuncia richiesta (Cass. 6 dicembre 2018, n. 31574; Cass. 8 agosto 2012, n. 145243; Cass., Sez. Un., 9 febbraio 2012, n. 1912): coincidenza che, nel caso di specie, risulta assente”.

Arbitro per la Controversie Finanziarie, decisione n. 1520 del 5 aprile 2019

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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