L’inerzia dell’aggiudicatario paga!

L’accollo è valido se c’è il “trasferimento”

Ai sensi della normativa del credito fondiario, con specifico riferimento all’art. 41, d.lgs. n. 385 del 1993, l’efficacia del contratto di accollo del mutuo intervenuto tra la banca e l’aggiudicatario è subordinata al decreto di trasferimento di cui all’art. 586 c.p.c., con la conseguenza che, nel caso in cui esso non sia stato emesso, le parti possono accordarsi per sciogliere detto contratto per mutuo dissenso e legittimare la restituzione della somma in favore dell’aggiudicatario decaduto.

Il casus decisus trae origine da una aggiudicazione avvenuta nell’ambito di una procedura esecutiva immobiliare dove l’aggiudicatario si avvaleva della possibilità prevista dall’art. 41, ai commi 5 e 6 del DL n. 385/1993, in virtù del quale l’aggiudicatario può subentrare, senza autorizzazione del giudice dell’esecuzione, nel contratto di finanziamento stipulato dal debitore espropriato, assumendosi gli obblighi relativi, purché entro quindici giorni dalla data dell’aggiudicazione vengano corrisposte alla banca le rate scadute, gli accessori e le spese.

Nel caso de quo, l’aggiudicatario versava la cauzione, cui seguiva il versamento tardivo delle predette somme. Veniva pertanto dichiarato decaduto dall’aggiudicazione, con conseguente diritto, non solo, a vedersi restituita la parte del prezzo tardivamente versata, ma anche a sciogliere l’accollo concluso con l’istituto di credito.

Avverso tale provvedimento, si opponeva il debitore le cui doglianze non trovavano accoglimento alcuno.

In primo luogo, argomenta la Suprema Corte, il versamento diretto del ricavato della vendita esecutiva all’istituto bancario procedente costituisce una assegnazione meramente provvisoria, in quanto, tale versamento potrà ritenersi definitivo solo a seguito di un riparto di quelle somme, che nel caso di specie, non si è mai verificato.

In secondo luogo, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la legittimità dello scioglimento del contratto di accollo del mutuo tra banca e aggiudicatario, intervenuto quando quest’ultima era già decaduta dalla procedura di aggiudicazione, per essere scaduti i termini di pagamento del prezzo, non essendovi peraltro alcuna norma che lo vieta. Infatti, l’efficacia dell’accollo è subordinata all’emissione del decreto di trasferimento, in mancanza del quale non si perfeziona, né il trasferimento del bene espropriato, né tantomeno il subentro nel contratto di finanziamento previsto dal comma 5 DL n. 385/1993 (c.d. TUB), risultando dunque privo di causa un pagamento effettuato in assenza di detto decreto.

Pertanto, l’aggiudicatario, pur essendo stato dichiarato decaduto, perdendo l’importo della cauzione regolarmente versata, ha ottenuto la restituzione del prezzo tardivamente versato, non essendosi l’accollo mai perfezionato per mancata emissione del decreto di trasferimento.

Cass., Sez. VI Civ., 09 agosto 2018, n. 20702

Ludovica Di Lieto – l.dilieto@lascalaw.com

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