L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

La voltura catastale è sintomo di accettazione tacita di eredità

Con l’ordinanza n. 1438/2020 la Corte di Cassazione ha ricondotto l’attività di voltura catastale dell’immobile facente parte dell’asse ereditario ad un sintomo inequivocabile della volontà tacita di accettazione dell’eredità da parte del chiamato.

Il caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte prende le mosse dalla vicenda di B.G.B., figlio della deceduta D.I., citato in giudizio dalla banca creditrice della madre per veder ripianata l’esposizione debitoria maturata da quest’ultima prima della morte.

B.G.B., successibile ex lege in qualità di figlio della de cuius, nonostante la mancanza di un’accettazione espressa della chiamata ereditaria, aveva infatti compiuto atti che importavano accettazione tacita della stessa, in particolare volturando catastalmente degli immobili compresi nell’asse ereditario.

A ciò si aggiunga che B.G.B. aveva trasferito la propria dimora abituale in uno dei suddetti immobili, sostenendo altresì i relativi oneri condominiali.

La Corte d’appello di Torino, adita in secondo grado dal B.G.B. stesso, confermava la sentenza emessa dal giudice di primo grado circa la concludenza, agli effetti dell’accettazione tacita, della voltura catastale riferita a immobili compresi nell’eredità.

La sentenza pronunciata dal Giudice di gravame veniva quindi impugnata avanti alla Corte di Cassazione, sulla base della considerazione per cui la semplice voltura catastale di un immobile non indicherebbe una volontà inequivoca di accettazione dell’eredità.

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 1438/2020, ha tuttavia confermato l’esito dei precedenti gradi di giudizio, sottolineando come l’accettazione tacita di eredità, che si ha quando il chiamato all’eredità compia un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di compiere se non nella qualità di erede, possa essere desunta anche dal comportamento del chiamato che abbia posto in essere una serie di atti incompatibili con la volontà di rinunciare o che siano concludenti e significativi della volontà di accettare.

Ne consegue che, mentre sono inidonei allo scopo gli atti di natura meramente fiscale, come la denuncia di successione, l’accettazione tacita può essere desunta dal compimento di atti che siano al contempo fiscali e civili, come la voltura catastale, che rileva non solo dal punto di vista tributario, ma anche da quello civile.

Inoltre, la Corte ha sottolineato come l’esistenza di una tacita accettazione di eredità fosse desumibile non solamente dall’avvenuta voltura catastale, ma anche dal comportamento generale del ricorrente: in particolare, essa ha posto l’accento sul fatto che il chiamato viveva nell’immobile e aveva pagato gli oneri condominiali.

Pertanto, sulla base dei principi di diritto così formulati, la Corte di Cassazione rigettava il ricorso proposto da B.G.B.

Cass., Sez. VI, Ord., 22 gennaio 2020, n. 1438

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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