Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

La violazione della normativa antitrust comporta una mera tutela risarcitoria

In caso di violazione della normativa antitrust, e in particolare, dell’articolo 2 della legge n. 287 del 1990, il vizio del contratto di fideiussione non può che comportare una mera tutela risarcitoria.

La sentenza n. 1309/2021 del Tribunale di Bergamo, pubblicata il 14 luglio 2021, ha chiarito la portata dell’art. 2 della legge a tutela della concorrenza e del mercato, che vieta le intese tra imprese atte ad alterare la concorrenza nel mercato, a pena di nullità delle stesse.

In particolare, il modello di fideiussione omnibus predisposto dall’A.B.I. nel 2003, applicato in maniera pressoché uniforme dalle Banche e dagli Istituti di credito, è stato ritenuto contrario al principio della libera concorrenza, con provvedimento della Banca d’Italia n. 55/2005.

Sono state ritenute violatrici della concorrenza, specificamente, le clausole nn. 2), 6) e 8) del predetto schema contrattuale che prevedono, rispettivamente; la “revivescenza” dell’obbligazione di garanzia, per cui il garante è tenuto “a rimborsare alla banca le somme che dalla banca stessa fossero state incassate in pagamento di obbligazioni garantite e che dovessero restituire a seguito di annullamento, inefficacia o revoca dei pagamenti stessi o per qualsiasi altro motivo”; la “rinuncia” ai termini di cui all’art. 1957 c.c. in forza del quale “i diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore medesimi o qualsiasi altro coobbligato garante entro i termini previsti, a seconda dei casi, dall’art. 1957 c.c., che si intende derogato”; l’ “insensibilità” ai vizi del titolo; “qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l’obbligo del debitore di restituire le somme dallo stesso erogate”. 

La questione è assai controversa ed ha trovato soluzioni giuridiche diversificate specialmente tra la giurisprudenza di merito.

Secondo un orientamento consolidato, caldeggiato dalla migliore giurisprudenza di merito, l’unica tutela concessa al soggetto rimasto estraneo alla intesa anticoncorrenziale che abbia allegato e dimostrato un pregiudizio ad essa conseguente è quella risarcitoria [1].

Secondo un diverso orientamento, invece, sarebbe possibile l’estensione della nullità delle intese “a monte” ai contratti “a valle”, quale nullità per contrarietà delle clausole a norme imperative, ossia per violazione della normativa antitrust, alla luce del fatto che l’art. 2 della legge 287/1990 prevede la nullità delle “intese vietate” “ad ogni effetto”[2].

Secondo alcuni giudici di merito, tale violazione non produce la nullità totale del contratto ma esclusivamente la nullità delle clausole che costituiscono l’applicazione dell’intesa anticoncorrenziale[3].

La questione è stata, di recente, devoluta alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione per stabilire: “a) se la coincidenza totale o parziale con le predette condizioni giustifichi la dichiarazione di nullità delle clausole accettate dal fideiussore o legittimi esclusivamente l’esercizio dell’azione di risarcimento del danno, b) nel primo caso, quale sia il regime applicabile all’azione di nullità, sotto il profilo della tipologia del vizio e della legittimazione a farlo valere, c) se sia ammissibile una dichiarazione di nullità parziale della fideiussione, e d) se l’indagine a tal fine richiesta debba avere ad oggetto, oltre alla predetta coincidenza, la potenziale volontà delle parti di prestare ugualmente il proprio consenso al rilascio della garanzia, ovvero l’esclusione di un mutamento dell’assetto di interessi derivante dal contratto[4].

 Il Tribunale di Bergamo, richiamando l’ultimo arresto della Suprema Corte (pronuncia n. 29810 del 2017 della Corte di Cassazione), è in linea con la giurisprudenza secondo la quale la proibizione dettata dalla legge antitrust non condanna in maniera diretta il contenuto degli atti negoziali, ma un comportamento che si pone a monte di questi, e, pertanto, ritiene che l’unica forma di tutela esperibile a fronte di intese anticoncorrenziali o di altre violazioni rilevanti ex art. 2 L. 287/1990 sia quella risarcitoria.

Si tratta – afferma il Tribunale – di un precedente specifico che riguarda la medesima fattispecie, ovvero, un’ipotesi di accertamento del danno arrecato al fideiussore.

Ad avviso del Tribunale, deve ritenersi preferibile la soluzione che più si armonizza al precedente della Suprema Corte citato.

A sostegno di tale soluzione, viene richiamata la giurisprudenza del Tribunale di Napoli Nord (sentenza n. 2338/2019) in base alla quale “non vi è alcuna possibilità per i singoli utenti di avvalersi della sanzione della nullità prevista dalla legge antitrust, norma che riguarda solo le intese restrittive tra imprese e non può applicarsi ai contratti che, sulla base di dette intese, siano stati conclusi con terzi, specie in considerazione del fatto che i destinatari diretti delle norme antimonopolistiche sono solo gli imprenditori commerciali del settore di riferimento e non anche i singoli utenti”.

In attesa della decisione delle Sezioni Unite, il Tribunale di Bergamo ha escluso che il vizio del contratto di fideiussione potesse comportare la liberazione del garante, come assunto dall’attore, ed ha, pertanto, respinto l’eccezione di nullità da questo sollevata.

Camilla Capaldo – c.capaldo@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA


[1] cfr. recentemente, Tribunale di Sondrio 28 aprile 2021 e Tribunale di Bergamo 14 luglio 2021 che richiamano il principio affermato da Cass. Civ. SS.UU. 19.9.2007, n. 26724; si veda l’articolo “Cessione di crediti in blocco, fideiussione e modelli ABI: facciamo il punto” pubblicato su questa rivista il 14 maggio 2021.

[2] Si veda l’insegnamento espresso dalla Corte di Cassazione già con sentenza n. 827/1999.

[3] cfr. recentemente, Corte App. Milano, 4 marzo 2021 e Corte d’App. Milano, 18 marzo 2021, n. 890; si vedano gli articoli “Fideiussione a prima richiesta: basta una diffida per evitare la liberazione del garante” pubblicato su questa rivista il 4 marzo 2021 e “La deroga all’art. 1957 c.c. operata nella fideiussione a prima richiesta” pubblicato su questa rivista il 9 luglio 2021.

[4] cfr. Cass., Ord., 30 aprile 2021 n. 11486; si veda l’articolo “Fideiussione e normativa antitrust: la parola alle Sezioni Unite?” pubblicato su questa rivista il 5 maggio 2021.

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