Diritto dell'Esecuzione Forzata

La vendita all’asta dell’immobile pignorato è revocata ma la banca non viene condannata per lite temeraria

Cass., 18 gennaio 2012, Sez. III, n. 691

Massima: "Le allegazioni che devono accompagnare la proposizione di una domanda risarcitoria non possono essere limitate alla prospettazione della condotta in tesi colpevole della controparte produttiva di danni nella sfera giuridica di chi agisce in giudizio. L'esposizione deve invero necessariamente essere estesa alle lesioni, patrimoniali e/o non patrimoniali, prodotte da tale condotta, dovendo l'attore mettere il convenuto in condizione di conoscere quali pregiudizi vengono imputati al suo comportamento. E tanto prima e a prescindere dalla loro esatta quantificazione e dall'assolvimento di ogni onere probatorio al riguardo. Ne consegue che laddove l'esecutato agisca ex art. 96 c.p.c. per ottenere il risarcimento del danno per l'illegittima procedura forzata che ha patito aziona una tutela speciale, rispetto al generale precetto del neminem lardere racchiuso nell'art. 2043 c.c., che rende si funzionalmente competente a conoscerla il giudice dell'opposizione all'esecuzione, ma non esclude che la sua formulazione soggiaccia alle regole che presidiano la corretta instaurazione del contraddittorio, prima tra tutte quella della compiuta allegazione dei fatti costitutivi della pretesa, dovendo dunque l'esecutato dimostrare dopo la revoca della vendita all'asta dell'immobile dimostrare i pregiudizi concretamente patiti per l'indebita prosecuzione della procedura espropriativa." (leggi la sentenza per esteso)

E’ questa la conclusione alla quale è pervenuta la Terza Sezione della Corte di Cassazione con la recente pronuncia n. 691 del 18/01/2012.

La sentenza de qua è stata resa relativamente ad una complessa controversia in materia di esecuzioni immobiliari, caratterizzata da più vicende espropriative a carico dei medesimi esecutatati, nel corso della quale, pur essendo intervenuto l’integrale soddisfacimento del credito vantato dalla Banca a fonte del quale era stato dichiarato inefficace il decreto di straferimento dell’immobile, la medesima aveva insistito nella procedura.

Secondo la Cassazione, la richiesta di condanna ex art. 96 c.p.c. per lite temeraria proposta dai debitori nei confronti dell’Istituto di credito – domanda articolata negli atti introduttivi del giudizio ed avente solo una connotazione prettamente patrimoniale – deve ritenersi generica per difetto di “allegazione dei fatti costitutivi della pretesa”, a nulla rilevando l’eccezione sollevata dai debitori. secondo cui alla domanda generica di risarcimento devono essere ricondotte tutte le voci di danno originate dalla condotta illecita.

Osserva, infatti, la Corte che la specialità della tutela azionata in forza della disposizione di cui al codice processuale rispetto a quella generale contenuta nell’art. 2043 c.c., non esclude che la formulazione della relativa domanda debba essere articolata secondo le regole che presidiano la corretta instaurazione del contraddittorio.

Richiamando in punto il principio di diritto espresso con la pronuncia n. 10361/2008, secondo il quale l’allegazione  che accompagna la pretesa risarcitoria non deve limitarsi alla prospettazione della condotta colpevole perpetrata da controparte, ma estendersi necessariamente anche alle lesioni patrimoniali e non che siano riconducibili a detta condotta, la Suprema Corte ha rigettato la domanda promossa evidenziando che  l’esecutato doveva “allegare” e dimostrare i pregiudizi che al medesimo fossero derivati dall’indebita prosecuzione della procedura.

(Elisabetta D'Ippolito – e.dippolito@lascalaw.com)
 

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