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La validità del contratto bancario monofirma

La Suprema Corte di Cassazione, con la pronuncia in commento, torna ad occuparsi della validità e legittimità del contratto monofirma – ovvero del contratto recante la sola sottoscrizione del cliente e privo della sottoscrizione della Banca o dell’intermediario finanziario- sostenendo che il requisito della forma scritta previsto dall’art. 117, comma 1, TUB non costituisce un requisito del contratto, ma la prescrizione di un comportamento che la Banca deve osservare nei confronti della parte debole, determinando in mancanza la sanzione della nullità.
La pronuncia in commento trae origine da un’azione di ripetizione di un indebito avanzata nei confronti di un istituto di credito da una società, la quale contestava l’illegittima applicazione di interessi ultralegali, anatocistici e di commissioni al contratto di conto corrente alla medesima intestato e chiedeva la ripetizione delle somme indebitamente corrisposte.
La Banca convenuta, costituendosi in giudizio, eccepiva in via preliminare la prescrizione delle singole rimesse effettuate nel conto corrente, sostenendone la natura solutoria.
Il Tribunale, e poi la Corte d’appello, rigettava la domanda di ripetizione della società affermando, quanto all’asserito difetto di forma scritta del contratto, che la prescrizione di cui all’art. 117 TUB è diretta a tutelare la parte contraente debole ed ha natura funzionale e non strutturale.
Da ciò consegue che il requisito della forma scritta del contratto, posto a pena di nullità (azionabile dal solo cliente) deve ritenersi rispettato quando il contratto sia redatto per iscritto e ne sia consegnata una copia al correntista. Ai fini della validità del negozio giuridico è, pertanto, sufficiente che vi sia la sottoscrizione del cliente e non anche quella della Banca, la cui accettazione può essere desunta alla stregua di comportamenti concludenti (cfr. Cassazione Sezione Unite n. 898/2018) .
La Corte d’appello respingeva anche il secondo motivo di gravame della società correntista, che sosteneva la violazione da un lato, degli artt. 132 c.p.c., comma 1, n. 4 e 342 c.p.c. e, dall’altro, dell’art. 2697 c.c. nella parte in cui ai fini della decorrenza della prescrizione era stata onerata di provare la natura ripristinatoria delle rimesse.
Nello specifico i giudici d’appello muovendo dall’ormai noto principio espresso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sentenza n. 24418/2010) secondo cui l’azione di ripetizione dell’indebito proposta dal cliente di una banca è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, che decorre dai singoli versamenti aventi natura solutoria, dichiaravano l’intervenuta prescrizione dell’azione di ripetizione in riferimento a questa tipologia di versamenti.
Infatti, veniva statuito l’onere in capo a parte attrice di dimostrare la natura indebita dei versamenti e, a fronte dell’eccezione di prescrizione dell’azione proposta dalla banca, l’esistenza di un contratto di apertura di credito idoneo a qualificare il pagamento come ripristinatorio e a spostare il dies a quo della prescrizione al momento della chiusura del conto.
In conclusione, la Corte di Cassazione ha consolidato, ancora una volta, il principio per cui in materia di contratti bancari l’omessa sottoscrizione del documento non determina la nullità del contratto per difetto della forma scritta, a condizione che l’accettazione da parte della Banca sia manifestata sulla base di fatti concludenti. Inoltre ha ribadito l’ormai nota distinzione tra rimesse con funzione solutoria (cioè effettuate in un momento in cui il conto era scoperto perché non erano ancora state concesse aperture di credito o perché l’esposizione a debito era maggiore di quella autorizzata) e ripristinatoria (compiute durante l’operatività delle aperture di credito e in presenza di un saldo debitorio inferiore all’affidamento concesso) ai fini della decorrenza del termine decennale di prescrizione, precisando che solo con riguardo alle prime la prescrizione decennale decorre dalla data della singola rimessa.

Cass, Sez. I, Ord.,  2 aprile 2021, n. 9196

Carlotta Gioli – c.gioli@lascalaw.com

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