Chi è onerato della prova non usi gli scalari

La valenza probatoria della perizia di parte ai fini dell’accoglimento dell’istanza di CTU

Con una recente sentenza, emessa in esito ad un giudizio patrocinato dal nostro Studio, la Corte d’Appello di Milano è tornata a fare chiarezza sul tema della valenza probatoria attribuibile alla perizia di parte.

Nel caso di specie, gli appellanti (opponenti, in primo grado) hanno convenuto in giudizio l’Istituto di credito, lamentando – per quanto d’interesse in questa sede – la nullità della sentenza emessa dal Giudice di prime cure per violazione del principio dell’onere della prova e del contraddittorio tra le parti.

Segnatamente, in primo grado, gli opponenti hanno dedotto l’illegittima applicazione di tassi di interesse superiori alla soglia d’usura ed hanno chiesto, in via istruttoria, di disporsi apposita CTU contabile volta a verificare se la Banca avesse applicato un tasso usurario al rapporto di conto corrente oggetto di contestazione, rinviando, quanto all’indicazione degli elementi di fatto costituenti le ragioni della domanda, alla relazione peritale redatta dal proprio consulente e depositata in giudizio unitamente all’atto di citazione.

Correttamente, il Giudice di primo grado, nella sentenza impugnata, ha respinto l’avversa richiesta di CTU.

La Corte territoriale, con la sentenza in commento, nel respingere l’appello proposto, ha ribadito il principio già più volte espresso anche dalla giurisprudenza di legittimità, secondo il quale “la perizia di parte non ha di per sé autonomo valore probatorio”, chiarendo che ove – come nel caso in esame – il motivo di invalidità dell’obbligazione sia stato individuato nell’applicazione di interessi superiori alla soglia di usura, detta contestazione non può essere supportata esclusivamente dalla perizia econometrica prodotta.

Sulla scorta di tale considerazione, il Collegio ha, dunque, ritenuto corretta la decisione adottata dal Giudice di primo grado, affermando che “la contestazione di usurarietà degli interessi è rimasta del tutto sfornita di prova, stante l’inidoneità a tale fine della perizia di parte, e correttamente il giudicante non ha ammesso la richiesta CTU, che avrebbe avuto finalità esclusivamente esplorative e suppletive del mancato adempimento dell’onere probatorio da parte degli opponenti. Constatazione quest’ultima che vale anche per il presente grado e determina il rigetto della rinnovata istanza di ammissione di CTU”.

Secondo la Corte, infatti, la mera produzione in giudizio di una relazione econometrica di parte è inidonea ad integrare il preciso onere probatorio che incombe sul cliente che intenda contestare l’usurarietà degli interessi applicati dalla Banca.

In altre parole, gli attori avrebbero dovuto, con il proprio atto di citazione, “indicare e produrre la clausola negoziale relativa alla misura degli interessi e dimostrare quelli applicati in concreto, desumibili dagli estratti conto, nonché la misura del T.e.g.m. nel periodo considerato pertinente al rapporto (cfr. Cass. Sez. U. – Sentenza n. 19597 del 18/09/2020 che, se pure riferita specificamente agli interessi moratori usurari, può ritenersi costituire un principio generale)”.

Sulla base di tali considerazioni, la Corte d’Appello ha respinto il gravame proposto, condannando gli appellanti al pagamento delle spese processuali.

Corte d’App. Milano, 14 dicembre 2020, n. 3288

Federico Bevilacquaf.bevilacqua@lascalaw.com

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