Contratti Bancari

La tutela contro le illecite segnalazioni alla Centrale Rischi

di Paola Valore, in Il Corriere del Merito, n. 10/12, pag. 883

L’Autore, tramite la nota oggetto di esame, commenta una recente sentenza del Tribunale di Salerno, 23 maggio 2012, che ha espresso un orientamento originale in materia di procedimenti cautelari promossi dai correntisti per ottenere la cancellazione della loro segnalazione a sofferenza nella Centrale Rischi presso la Banca d’Italia.

Secondo il Giudice adito, con la predetta segnalazione, gli istituti di credito forniscono alcuni dati rilevanti, tali per cui la trasmissione deve qualificarsi come “comunicazione” ai sensi dell’art. 4, comma 1, lett. I) del D. Lgs. n. 196/2003. In altre parole, secondo il Tribunale, alla luce delle modalità di attuazione e delle conseguenze che una erronea segnalazione comporta, devono applicarsi i principi dettati in materia di protezione dei dati sensibili.

Ne consegue che, ad avviso del Giudice Unico, la domanda di cancellazione deve essere proposta utilizzando il procedimento tipico di cui all’art. 152 del Codice sulla privacy, che devolve all’autorità giuridica ordinaria ogni decisione in materia.

Per questo motivo, il Tribunale di Salerno ha ritenuto inammissibile il ricorso proposto ai sensi dell’art. 700 c.p.c., considerato che quest’ultimo rappresenta un rimedio atipico residuale, applicabile soltanto allorché non sia possibile azionare un diverso procedimento tipico, qual è appunto quello di cui all’art. 152 codice privacy.

Dopo aver illustrato il contenuto della decisione in commento, l’Autore evidenzia come, invero, sia la giurisprudenza, sia la dottrina, generalmente propendano per l’ammissibilità del ricorso ex art. 700 c.p.c., ritenendolo maggiormente idoneo, poiché consente di ottenere un risultato in tempi brevi. In particolare, il requisito del periculum in mora sarebbe costituito dal rischio che la situazione patrimoniale del correntista subisca un serio aggravamento durante il tempo del processo ordinario, comportando un danno che difficilmente potrebbe essere oggetto di risarcimento per equivalente. In tal modo, si vuole evitare che il soggetto erroneamente segnalato si veda interrotto qualsiasi accesso al credito, con conseguente incremento delle sue esposizioni debitorie.

La decisione in commento, ponendosi dunque in contrasto con tali orientamenti, trae le sue mosse dalla sentenza della Suprema Corte 1° aprile 2009, n. 7958, che – per la prima volta – ha esteso la responsabilità dell’erronea segnalazione direttamente a Banca d’Italia, considerando l’istituto di credito quale mero intermediario ai sensi del già citato art. 152 codice privacy. Infatti, secondo i giudici di legittimità, in qualità di titolare del trattamento dei dati contenuti nell’archivio, Banca d’Italia ha il dovere di vigilare sull’operato dei soggetti segnalanti, dovere che discende  dalla disciplina in materia di privacy. La stessa, pertanto, è legittimata passivamente circa l’azione proposta dall’interessato.

(Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com)

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