La titolarità dei crediti negli studi legali

La titolarità dei crediti per le prestazioni svolte dai singoli professionisti può riconoscersi in capo all’associazione solo se dallo statuto emerge che gli associati hanno attribuito all’associazione la legittimazione ad acquisire la titolarità di rapporti poi delegati ai singoli professionisti.

Così ha concluso la Cassazione, in una recente sentenza.

Uno studio legale associato otteneva un’ingiunzione di pagamento per le spettanze professionali per le attività giudiziali e stragiudiziali svolte in favore di una società cliente.

Quest’ultima proponeva opposizione, sostenendo la carenza di legittimazione attiva dello studio legale associato, essendo stato conferito l’incarico al singolo avvocato.

Il Tribunale revocava l’ingiunzione, ritenendo che l’attività difensiva fosse personale e che l’incarico non potesse essere conferito allo studio professionale.

La decisione veniva integralmente riformata in appello: secondo la Corte d’appello, infatti, nulla vieta che il cliente venga assistito da un’associazione professionale, fermo restando che i singoli professionisti abilitati devono gestire la pratica.

Si arriva così sino in Cassazione.

Secondo la Suprema Corte, il Giudice d’Appello non ha tenuto conto dello statuto dell’associazione dal quale emergeva (come già rilevato dal Tribunale) che all’associazione di professionisti non era stata conferita la legittimazione a stipulare contratti e ad acquisire la titolarità di rapporti del tipo di quelli oggetto di contestazione.

A tale proposito, la Suprema Corte ribadisce che “l’associazione professionale costituisce difatti un fenomeno regolato dall’art. 36 c.c.. La norma stabilisce che l’ordinamento interno e l’amministrazione delle associazioni non riconosciute sono regolati dagli accordi tra gli associati, che possono attribuire all’associazione la legittimazione a stipulare contratti e ad acquisire la titolarità di rapporti, poi delegati ai singoli aderenti e da essi personalmente curati. Solo ove il giudice del merito accerti tale circostanza tramite l’esame dello statuto dell’associazione, può riconoscersi in capo a quest’ultima la titolarità dei crediti per le prestazioni svolte dai singoli professionisti a favore del cliente, dato che il fenomeno associativo tra professionisti può non essere univocamente finalizzato alla divisione delle spese ed alla gestione congiunta dei proventi”.
Chiarito ciò, il ricorso viene accolto con rinvio alla Corte d’Appello.

Cass., Ord., 29 aprile 2020, n. 8358

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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