Diritto Processuale Civile

La tempestività dell’impugnazione dell’ordinanza di inammissibilità dell’appello ex art. 348 bis c.p.c.

Cass., Sez. VI, 25 novembre 2015, n. 24074 (leggi la sentenza

La Corte di Cassazione, sez. VI – 3 civile, con la recentissima sentenza n. 24074/15 mostra, ancora una volta, di aver recepito e condiviso le riforme attuate negli ultimi anni dal legislatore improntate ad una riduzione dei tempi processuali, al fine di concretizzare maggiormente il principio costituzionalmente garantito della ragionevole durata del processo (art. 111 co.2 Cost.).

Il legislatore del 2012, infatti, è intervenuto sulla disciplina dell’appello cercando di ripristinare una certa efficienza e rapidità, introducendo agli artt. 348-bis e 348-ter c.p.c.: il c.d. filtro in appello, eccezione fatta per alcuni procedimenti/circostanze espressamente tipizzati.
Secondo l’art. 348-bis c.p.c. (esclusi i casi in cui deve essere dichiarata con sentenza l’inammissibilità o l’improcedibilità dell’appello) l’impugnazione è dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta. Quindi, il giudice deve prima verificare che l’impugnazione non risulti viziata da uno dei motivi che comportino l’inammissibilità e poi è tenuto a controllare se la stessa sia meritevole di un ulteriore esame nel merito.
Il giudice provvede a valutare tale inammissibilità dell’impugnazione e a dichiararla, se sussiste, con ordinanza.
Quando è pronunciata l’inammissibilità, l’appellante può proporre ricorso per cassazione contro la sentenza di primo grado.

Secondo l’art. 348-ter c.p.c. il termine per il ricorso per cassazione contro il provvedimento di primo grado decorre dalla comunicazione o notificazione, se anteriore, dell’ordinanza che dichiara l’inammissibilità.

E’proprio in merito alla tempestività di tale impugnazione che la pronuncia n. 24074/15 ha contribuito ad esplicare in modo chiaro e preciso la regola vigente in materia.

Gli Ermellini hanno, difatti, sancito che nel ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado, regolato dall’art. 348 ter, comma 3 c.p.c., il termine perentorio breve di 60 giorni decorre ordinariamente dalla comunicazione dell’ordinanza di dichiarazione di inammissibilità dell’appello ex art. 348 bis c.p.c., con la conseguenza che la data di quest’ultima è, non solo il presupposto dell’impugnazione, ma anche il requisito essenziale del ricorso introduttivo.

Ne consegue che, tranne il caso eccezionale in cui sia esclusa per legge quella comunicazione, il ricorrente ha l’onere di dedurre in ricorso gli elementi necessari per configurarne la tempestività (data di comunicazione dell’ordinanza di secondo grado) a pena di inammissibilità. Come già, d’altronde, aveva evidenziato la Cassaz. N. 20236 del 2015.

Solo nella residuale ipotesi in cui la suddetta ordinanza sia stata notificata prima della comunicazione sarà la notificazione, e non la comunicazione, a rilevare ai fini della decorrenza del termine breve: in altri termini, la possibile notificazione della controparte rileva solo se più sollecita della comunicazione dell’ufficio.

Il caso portato all’attenzione della Suprema Corte trae origine da una richiesta risarcitoria formulata nei confronti del Ministero dell’Istruzione per un sinistro capitato ad un bambina nei locali di una scuola materna. Respinta la domanda di primo grado, i genitori si rivolgevano alla Corte d’Appello di Milano, la quale dichiarava inammissibile l’impugnazione con ordinanza ex art. 348 bis c.p.c. I soccombenti proponevano ricorso per cassazione. Il ricorso avverso la sentenza di primo grado era proposto ben oltre i 60 giorni dell’ordinanza di inammissibilità dell’appello, pronunciata ai sensi dell’art. 348 bis e ter c.p.c., senza contenere alcuna indicazione né in ordine alla sua comunicazione né alcuna deduzione in ordine al rispetto del termine per impugnare.

Il ricorso, pertanto, è stato dichiarato inammissibile.

Naturale corollario di quanto sopra esposto è il carattere eccezionale dell’operatività del termine lungo (1 anno o 6 mesi dalla pubblicazione) che non può certamente operare automaticamente tutte le volte in cui il ricorrente  non deduca che il provvedimento impugnato gli è stato notificato. Ciò coerentemente al carattere essenziale che assume la deduzione/allegazione della comunicazione ai fini del computo del rispetto del termine breve che può computarsi lungo solo ove comunicazione o notificazione non vi sia stata o sia stata inidonea.

4 dicembre 2015

Federica Marsoccif.marsocci@lascalaw.com

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