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La street art di Banksy avanti al Tribunale di Milano

Recentemente le Sezioni Specializzate si sono pronunciate nell’ambito di un procedimento cautelare che ha visto protagonista uno degli autori contemporanei di street art più famosi, Banksy.

Il giudizio è stato promosso dalla Pest Control Office Ltd, società americana che cura la vendita delle opere e la realizzazione delle mostre dell’artista, nei confronti di 24 Ore Cultura S.r.l., società appartenente al gruppo del Sole 24 Ore che aveva organizzato la mostra “The art of Banksy. A visual protest” al Mudec di Milano.

La ricorrente contestava la contraffazione di alcuni marchi registrati, tra cui il segno denominativo “Banksy” e i marchi figurativi rappresentanti due delle opere più famose del writer, ovvero “la bambina con il palloncino rosso” e “il lanciatore di fiori”. La Pest Control Office lamentava poi l’attività potenzialmente confusoria messa in atto dall’organizzatore della mostra, tramite la preponderanza del segno “Banksy” nella comunicazione promozionale e la pedissequa riproduzione dei segni figurativi menzionati.

L’artista e la mostra

Banksy, la cui identità rimane tuttora sconosciuta, realizza murales di critica politica e sociale su strade, mura e ponti di città in tutto il mondo. Dalla sua attività artistica traspare la sua volontà abdicativa dei diritti d’autore sulle proprie opere, in ragione della loro collocazione in via permanente in luoghi pubblici (conformemente ai principi della street art) che le pone, quindi, in pubblico dominio. Il writer è, peraltro, noto per la sua affermazione “Copyright is for losers”.

La mostra organizzata da 24 Ore Cultura esponeva, invece, multipli delle opere di Banksy realizzati e posti in commercio dallo stesso artista, come normali opere figurative, e di proprietà di collezionisti privati. Questi ultimi avevano ceduto e garantito il diritto di esposizione e di pubblicazione delle loro immagini sul catalogo della mostra stessa, nonché alcuni anche per finalità di merchandising.

La mostra non era autorizzata dall’artista, fatto precisato su sito web del Mudec al fine di escludere qualsiasi rischio di confusione o associazione.

Il parere del Tribunale di Milano

Il Presidente della Sezione specializzata Impresa del Tribunale di Milano, si è pronunciato sulla questione con un’ordinanza di accoglimento parziale del ricorso depositato dalla Pest Control Office.

Quanto all’utilizzo del nome “Banksy” nel materiale promozionale della mostra, il giudice ha ritenuto lecita la condotta di 24 Ore Cultura in virtù dell’uso descrittivo che è stato fatto di tale segno. La pronuncia ha anzi sottolineato che “l’evidenziazione del nome dell’artista cui la mostra è dedicata è pratica del tutto normale nel settore e connaturata ad evidenziare lo stesso contenuto dell’esposizione e quindi ad orientare il pubblico rispetto all’oggetto della stessa”.

Simili argomentazioni vengono riportate anche in punto di legittimità della riproduzione su parte del materiale promozionale delle due opere simbolo dell’artista inglese, registrate dalla ricorrente, ovvero “la bambina con il palloncino rosso” e “il lanciatore di fiori”.

Mentre la Corte di Milano ha quindi ritenuto legittimo e conforme ai principi di correttezza professionale propri del settore di appartenenza, l’uso dei marchi in questione nel materiale promozionale della mostra, la stessa Corte è poi giunta ad una diversa conclusione riguardo all’utilizzo degli stessi marchi su prodotti di merchandising. Vediamo perché.

Si dica innanzitutto, che le opere esposte non sono state riconosciute dalla Corte quali opere di street art, caratterizzata dalla realizzazione in luogo pubblico di un’opera, che implicherebbe in sé la rinuncia delle prerogative della tutela autorale. Al contrario, queste sono state assimilate ad “opere dell’arte figurativa per così dire classica”, in quanto multipli derivati dalle opere di street art originarie.

Ciò comporta di fatto la non pertinenza al caso di specie delle peculiari problematiche di diritto d’autore relative alla street art, e quindi l’applicabilità delle “ordinarie regole della normativa in tema di diritto d’autore”.

Vige, pertanto, il disposto di cui all’art. 109 della legge sul diritto d’autore per quanto riguarda la cessione dei diritti di sfruttamento economico delle opere d’arte figurativa, che afferma che “la cessione di uno o più esemplari dell’opera non importa, salvo patto contrario, la trasmissione dei diritti di utilizzazione, regolati da questa legge”.

Con tale premessa, il Giudice ha affermato che “la giurisprudenza ha già da tempo chiarito che anche la riproduzione fotografica di un’opera d’arte figurativa nel catalogo di una mostra rappresenta una forma di utilizzazione economica dell’opera pittorica e rientra nel diritto esclusivo di riproduzione riservato all’autore” (Cass. Civ. 11343/1996). Questo diritto, in mancanza di prova contraria proveniente dal proprietario dell’esemplare, non può ritenersi ceduto dall’autore insieme al diritto di proprietà dell’opera.

A nulla è servita, pertanto, la produzione da parte della 24 Ore Cultura dei documenti mediante cui i proprietari delle opere prestate dichiaravano e garantivano di avere titolarità dei diritti di riproduzione delle immagini per la realizzazione del catalogo della mostra. Il Tribunale non ha ritenuto, infatti, che tale garanzia rappresentasse un “patto contrario” idoneo a provare la cessione o la licenza del diritto dall’artista al proprietario dell’opera prestata.

Accertato quindi che l’unico illecito ascrivibile alla resistente fosse l’uso dei marchi della ricorrente su prodotti di merchandising, il Tribunale ha inibito l’ulteriore commercializzazione degli articoli di merchandising in questione.

Tribunale di Milano, ordinanza 15/01/2019

Francesca Leoni – f.leoni@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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