Accordi di ristrutturazione: revocatoria ordinaria si o no?

La storia non cambia: c’era una volta un Giudice che trasformava un concordato in fallimento…

La Corte di Cassazione con sentenza in tema di concordato preventivo conferma il principio già sancito dalla giurisprudenza di legittimità della suprema Corte secondo il quale il giudice ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato, non restando questo escluso dall’attestazione del professionista, mentre rimane riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti.

Nel caso di specie, una società provvedeva al deposito di ricorso ex art. 161 l.f. ed il Tribunale dichiarava l’apertura della procedura di concordato preventivo con continuità aziendale.

Il Commissario Giudiziale nominato nella propria relazione ex art. 172 l.f. evidenziava, però, la violazione dell’art. 160 L. Fall. sotto il profilo del mancato rispetto delle cause legittime di prelazione e contestava, altresì, il risultato economico di alcune operazioni immobiliari contenute nella proposta concordataria.

Nonostante ciò, la proposta otteneva il voto favorevole della maggioranza dei creditori ammessi al voto.

Il Tribunale disponeva, però, la comparizione di tutte le parti ed all’esito di tale udienza revocava il provvedimento di apertura della procedura concordataria e dichiarava il fallimento della società.

Secondo il Giudice, infatti, il Commissario Giudiziale era tenuto a fornire al Tribunale tutti i dati utili per consentire ai creditori di esercitare in maniera consapevole il diritto di voto ed aveva l’onere di riferire la mancanza delle condizioni di ammissibilità. Inoltre, il decreto di revoca si fondava sul fatto che il provvedimento di apertura della procedura concordataria non impediva al tribunale una rivalutazione degli elementi allegati nella stessa proposta, anche alla luce delle deduzioni di creditori o dello stesso commissario.

La società dichiarata fallita aveva, quindi, proposto appello a tale decreto e la Corte di Appello di Messina confermava la correttezza di quanto asserito dal Giudice di prime cure.

I giudicanti della Corte di Cassazione hanno nuovamente affrontato la questione volta all’individuazione dell’ambito del potere di controllo del tribunale sulla proposta concordataria dopo l’esito favorevole della votazione dei creditori ed in assenza di opposizioni di quelli dissenzienti e come già affermato (cfr. Cassazione Civile n. 1521 del 2013) riconoscono al giudice il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato mentre riservano ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti.

Tale principio è stato, altresì, ribadito dalle Sezioni Unite della S.C. : “è compito precipuo del giudice garantire il rispetto della legalità nello svolgimento della procedura concorsuale, e, in tale prospettiva, spetta a lui esercitare, sulla relazione del professionista attestatore, un controllo specifico, concernente la congruità e la logicità della motivazione ed il profilo del collegamento effettivo fra i dati riscontrati ed il conseguente giudizio (cfr. già Cass., SU, n. 1521 del 2013). Il tribunale, dunque, ha il potere di compiere una penetrante verifica della adeguatezza dell’informazione che viene fornita ai creditori, proprio al fine di consentire a questi ultimi un’espressione libera e consapevole del voto” (cfr. Cass. n. 7959 del 2017; Cass. n. 5825 del 2018).

I creditori procedono, poi, con la valutazione in ordine alla convenienza economica della proposta ma, sempre che l’attestazione consenta di esprimere in modo completo la valutazione suddetta. Subentra, quindi, ancora al giudice il compito di controllare la corretta predisposizione dell’attestazione in termini di completezza dei dati e comprensibilità dei criteri di giudizio, ciò rientrando nella verifica di regolarità dell’andamento della procedura, che è presupposto indispensabile al fine della garanzia della corretta formazione del consenso (cfr. Cass. n. 5825 del 2018).

Conseguentemente non sussiste alcuna preclusione, in capo al tribunale, circa una nuova (e diversa) valutazione di fatti già esistenti al momento della domanda. Né una siffatta limitazione di poteri, i quali sono funzionali alla salvaguardia di interessi pubblicistici.

Cass., 5 dicembre 2018, 31478

Angelica Macchi – a.macchi@lascalaw.com

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