Contratti

La specialità del contratto di leasing: la buona fede del concedente

Tribunale di Bologna, 10 settembre 2014

Con sentenza del 10 settembre 2014, il Tribunale di Bologna è tornato a pronunciarsi in materia di leasing confermando, ancora una volta, le statuizione fatte proprie dalla giurisprudenza felsinea.

Il provvedimento prende le mosse dalla domanda spiegata dall’utilizzatore che, in relazione alla risoluzione del contratto per inadempimento, chiede la restituzione dei canoni riscossi dal concedente ex art. 1526 c.c..

Alla natura asseritamente traslativa del leasing si aggiunge, sempre secondo la ricostruzione dell’utilizzatore, la violazione del principio di correttezza e buona fede da parte del concedente, che avrebbe alienato il cespite ad un prezzo inferiore rispetto a quello di mercato.

Da ultimo, si chiede il rigetto della domanda rivolta dal concedente al fideiussore per decadenza della relativa garanzia ai sensi dell’art. 1957 cod. civ.

In primo luogo, il Giudice riconosce come la tesi della natura traslativa del leasing sia “confortata da una certa giurisprudenza di merito e di legittimità” ma, parimenti, come la stessa sia sta contraddetta “in punto di diritto dalla più recente elaborazione dell’istituto”.

Infatti, la specialità del contratto di leasing deve necessariamente riconoscersi in ragione dei recenti obiter dictum della giurisprudenza di legittimità, nonché delle pronunce di quella di merito: entrambe si collocano e trovano la propria ratio in un quadro normativo caratterizzato dalla Convenzione di Ottawa e dall’art. 72 –quarter L. Fall.

Dichiarata l’inapplicabilità della disciplina di cui all’art. 1526 cod. civ. al contratto di leasing, l’Organo Giudicante prosegue la propria interessante analisi ponendo l’accento sulla condotta della concedente in relazione all’avvenuta alienazione a terzi del cespite oggetto del contratto.

In particolare, riconosce e dichiara l’impossibilità di ascriverle la violazione del principio di correttezza e buona fede nella misura in cui  “l’utilizzatore ben avrebbe dovuto e  potuto attivarsi per contenere il danno (da inadempimento) evidentemente connesso al mancato pagamento delle rate pattuite”.

Inoltre, “l’eventuale possibilità di ottenere un risultato di vendita più favorevole (del che, peraltro, non è stata data adeguata prova) […] avrebbe comportato tempi lunghi di ricerca di un acquirente con ulteriore differito realizzo di quanto spettante”.

Infine, il Giudice  analizza il contratto autonomo di garanzia alla luce della granitica giurisprudenza di legittimità, secondo cui “anche se ispirate al modello della fideiussione […] l’autonomia si esplica elidendo il nesso di accessorietà con l’obbligazione garantita le cui sorti non hanno incidenza diretta sull’obbligazione del garante, dovuta in ogni caso, perché indipendente dal rapporto principale, in seguito alla semplice dichiarazione del creditore-beneficiario circa il verificarsi dell’evento cui è ricollegata la garanzia (cfr. Cass. civ. SU 1-6-1992 n. 6607).”

A ciò, si aggiunga l’inesistenza di ragioni di diritto che possano far dubitare della legittimità della clausola contrattuale che importa “l’esonero dal rispetto di quanto previsto dall’art. 1957 cod. civ.”.

Infatti, detta disciplina non ha portata imperativa nella misura in cui non risponde ad esigenze di ordine pubblico e, pertanto, può essere validamente derogata dalle parti.

19 dicembre 2014

Pamela Balducci – p.balducci@lascalaw.com

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