Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

La sospensione di delibera già eseguita

Il Tribunale di Roma – in sede di ricorso cautelare ex art. 2378, comma 3, c.c., prima e in sede di reclamo ex art. 669 terdecies c.c. al Collegio, poi – ha risolto in senso opposto la questione inerente la sospendibilità della deliberazione assembleare di una società per azioni.

Come noto, infatti, ai sensi dell’art. 2378, 3° comma, c.c., “con ricorso depositato contestualmente al deposito, anche in copia, della citazione, l’impugnante può chiedere la sospensione dell’esecuzione della deliberazione”.

Nel caso di specie, un socio di una s.p.a. aveva impugnato una delibera assembleare con cui si approvava l’impegno della società a sottoscrivere un accordo quadro – finalizzato al salvataggio della Banca del Fucino s.p.a., direttamente e indirettamente partecipata dalla stessa società – in virtù del quale, da un lato, si prevedeva l’azzeramento della partecipazione detenuta nella banca (e, parallelamente, altri soggetti avrebbero sottoscritto l’intero aumento di capitale deliberato dalla banca medesima per il suo salvataggio), con conseguente estromissione della prima dalla compagine societaria e, dall’altro lato, la società stessa si impegnava a sottoscrivere un successivo aumento di capitale a pagamento. Parallelamente, il socio attore aveva depositato altresì il ricorso per la sospensione dell’efficacia della delibera assembleare, ai sensi dell’art. 2378 c.c..

A tale ultimo riguardo, il giudice, prima, ed il collegio, poi, si sono dilungati su una questione da tempo dibattuta sia in dottrina che in giurisprudenza, ovvero sull’applicabilità della sospensione con riferimento a delibere che non necessitano di esecuzione (o self executing) o già materialmente eseguite.

Il Collegio della sedicesima sezione del Tribunale di Roma, riunitosi in camera di consiglio, con provvedimento del 10 ottobre 2019 ha evidenziato, in particolare, che (aderendo, sul punto, all’orientamento seguito dallo stesso giudice del procedimento cautelare) “premessa la distinzione fra <esecutività della deliberazione> -ossia come possibilità della deliberazione di essere eseguita- ed <efficacia della deliberazione> -ossia come possibilità della stessa di produrre effetti”, “il termine esecuzione (richiamato dall’art. 2378, 3° comma, c.c., ndr) non farebbe riferimento alla fase strettamente materiale di attuazione di quanto deciso, ma riguarderebbe la possibilità di efficacia della deliberazione; quindi secondo questa tesi si dovrebbe far riferimento ai perduranti effetti della deliberazione nella vita sociale. Solo se la deliberazione avesse conseguito tutti i suoi effetti, non sarebbe più possibile la sospensione, in quanto diversamente non si avrebbe più una sospensione, ma una revoca, in via cautelare, della deliberazione asseritamente viziata.”.

Il Collegio ha confermato, dunque, l’adesione all’orientamento (prevalente) che “interpreta la disposizione di cui all’art. 2378, 3° e 4° comma, c.c. in senso estensivo anche alla sospensione dell’efficacia delle deliberazioni impugnate, quando l’esecuzione della deliberazione mantiene la potenzialità di continuare ad esplicare effetti giuridici, alla cui inibizione è finalizzata la richiesta di sospensione” “fino a quando perdura l’efficacia della deliberazione, il provvedimento cautelare di sospensione previsto dall’art. 2378, 3° e 4° comma, c.c. può ritenersi astrattamente ammissibile”.

Tutto ciò premesso, nel caso specifico, il Collegio ha chiarito che la delibera assembleare in questione aveva già avuto, a onor del vero, integrale esecuzione, sotto un profilo meramente materiale: l’accordo quadro, infatti, era stato sottoscritto ed era stata data esecuzione anche alle altre delibere adottate in sede assembleare.

Stando così le cose, il Collegio ha dovuto verificare, quindi, se si potesse o meno parlare di effetti perduranti delle deliberazioni in parola, così da poterne ipotizzare la sospensione.

Il Collegio, sul punto, diversamente dal giudice del procedimento cautelare, ha precisato che non poteva essere “condivisibile l’assunto per cui la delibera impugnata avrebbe ancora la possibilità di produrre ulteriori effetti giuridici e di incidere sull’organizzazione societaria e sull’attività successiva della società” essendo “evidente che il contratto quadro, la cui stipulazione è stata resa possibile per effetto della deliberazione qui impugnata, non può configurarsi come il primo atto esecutivo della ricordata serie di atti, in cui si articola la complessa operazione societaria, ma deve essere inteso come la fonte <normativa> inter partes, che disciplina e disciplinerà le successive fasi esecutive ed in relazione alla quale verrà valutato il regolare o meno adempimento ad opera delle parti contraenti”.

Conseguentemente, il Collegio – in accoglimento del reclamo ed in riforma dell’ordinanza impugnata – ha ritenuto che la deliberazione impugnata non fosse suscettibile di produrre effetti giuridici e che ogni ulteriore fase della complessa operazione di salvataggio della Banca del Fucino S.p.a., con il coinvolgimento della società reclamante, trovasse la sua causa e la sua regolamentazione esclusivamente nel contratto quadro.  Veniva dunque rigettata la richiesta di sospensione cautelare.

Trib. Roma, 10 ottobre 2019

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

I soci di una s.p.a. avevano sottoscritto un patto parasociale, volto ad assicurare una efficiente g...

Corporate

L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

Come noto, l’articolo 1, comma 1°, lettera q) del decreto del Presidente del Consiglio dei minist...

Coronavirus

Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

La Suprema Corte si è occupata della possibilità di escludere dalla società un socio moroso nel v...

Corporate

X