Crisi e procedure concorsuali

La società cancellata dal registro delle imprese è priva della legittimazione attiva a proporre instanza di fallimento nei confronti di terzi

La Corte d’Appello di Roma, con pronuncia del 26 settembre 2011, ha respinto il reclamo avverso la sentenza dichiarativa del fallimento di un’impresa individuale,  rigettando in toto le argomentazioni dedotte dal reclamante.

Tra i motivi, posti a fondamento dell’ impugnazione,  il fallito ha dedotto la mancanza di legittimazione processuale attiva in capo al creditore,  in quanto società di capitali cancellata dal registro delle imprese e,  quindi, priva della capacità di proporre l’istanza di cui all’art. 6 del Regio Decreto, 16 Marzo 1942, n. 267.

È noto, infatti, che, ai sensi degli artt. 2330 e 2331 c.c., le società di capitali acquistano la personalità giuridica tramite l’iscrizione nel registro delle imprese, successiva  alla verifica da parte del notaio della sussistenza dei requisiti di legge ed al deposito costitutivo presso il medesimo registro.  La cancellazione dal Registro delle Imprese determina, ai sensi dell’ art. 4 del Decreto Legislativo n. 6 del 2003, l’estinzione della personalità  giuridica ed il venire meno della relativa capacità di agire, in quanto formalità di pubblicità costitutiva.

Avverso il rigetto del suddetto reclamo, il fallito ha proposto ricorso avanti la Suprema  Corte, la quale si è espressa in merito con la sentenza n.  16751, emessa dalla  Prima Sezione Civile lo scorso 4 luglio. I Supremi Giudici, in accoglimento del ricorso, hanno cassato senza rinvio la pronuncia impugnata e conseguentemente revocato la sentenza dichiarativa del fallimento.

Le motivazioni poste a fondamento di detta decisione sono state formulate ed argomentate alla luce dei principi sanciti dalla giurisprudenza sorta in seno alla Suprema Corte in merito a dei casi analoghi.

In particolare, si rileva un espresso rinvio a due sentenze:  la n. 6070 e la n. 8596 del 2013.

Ebbene, i Giudici della Cassazione, Sezione Terza Civile, con sentenza del 9 aprile 2013 n. 8596,  hanno statuito che la cancellazione dal registro delle imprese determina l’estinzione del soggetto giuridico e la perdita della sua capacità processuale,  ivi compresa, quindi, la capacità di presentare istanza di fallimento.

Tale orientamento è stato definitivamente corroborato dalle Sezioni Unite che, investite di un contrasto di pronunce sorto in seno alle sezioni semplici, hanno confermato come dalla cancellazione dal registro delle imprese consegue non solo l’estinzione delle società di capitali, ma, altresì, delle società di persone (cfr. Cass. Civ., Sez. Un., 12 marzo 2013, n. 6070).

In conclusione, alla luce dei principi sanciti dalla sentenza n. 16751, emessa in data 4 luglio 2013 dalla Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, è lecito affermare che il ricorso per fallimento presentato da una società estinta è in radice inidoneo a far iniziare il procedimento pre – fallimentare e, quindi, a pervenire alla pronuncia di fallimento, dovendosi ritenere precluso l’avvio del procedimento dalla carenza ab origine della legittimazione processuale e sostanziale dell’istante.

(Alessandro Francesco Molino – a.molino@lascalaw.com)

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