Attento a come quereli, il falso va provato!

La sentenza “nasce” quando i fatti diventano rilevanti

È valida la sentenza che, pur non riportando tutte le risultanze istruttorie del giudizio, tiene comunque conto dei fatti rilevanti che sono emersi in corso di causa.

Questo è il principio espresso dalla Corte di Cassazione che, con sentenza n. 4278 del 22 febbraio 2018, è tornata a pronunciarsi sui motivi di impugnabilità delle decisioni rese in appello, o in unico grado, così come novellati post riforma 2012.

La sentenza in esame, in particolare, si occupa del vizio disciplinato dall’art. 360 comma 1 n. 5 c.p.c., consistente nell’omesso esame del fatto, decisivo per il giudizio, sul quale le parti hanno discusso.

La vicenda trae origine da un’azione per la reintegra nel possesso spogliato, rigettata nei primi due gradi di giudizio. La soccombente, all’esito delle fasi di merito, introduceva il giudizio di legittimità lamentando che la sentenza d’appello non avesse tenuto in debita considerazione una circostanza in fatto dirimente. Nel convincimento della ricorrente, infatti, il giudice avrebbe violato il principio normativo per cui la decisione deve essere fondata sulle prove proposte dalle parti.

La Corte, sposando un principio già enunciato a Sezioni Unite (cfr. Cass. Sez. Un. 8053/2014), ha dapprima ribadito la validità della sentenza che tiene conto del fatto storico rilevante, emerso dall’istruttoria, ancorché il Giudice non faccia menzione nella motivazione di tutte le risultanze probatorie del procedimento.

La Suprema Corte ha, altresì, delineato le giuste modalità da adottare per la corretta formulazione del motivo di ricorso.

Il ricorrente – si legge – ha l’onere di specificare il fatto storico che ritiene non sia stato esaminato, avendo cura di evidenziarne la decisività ai fini della determinazione assunta dal giudicante.

Inoltre, il ricorso deve contenere la precisa indicazione del “dato (testuale o extratestuale)” da cui emergerebbe il fatto rilevante, segnalando il momento processuale in cui la circostanza è stato oggetto di contraddittorio.

Sulla scorta di tali riflessioni, la Corte ha rigettato l’impugnazione, ritenendo che la ricorrente non avesse correttamente articolato la propria doglianza.

Cass., Sez. VI – 2 Civ., 22 febbraio 2018, n. 4278

Cristina Pergolari – c.pergolari@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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