Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

La sentenza dichiarativa di fallimento è insindacabile da parte del giudice penale

Il giudice penale non può svolgere, nemmeno incidentalmente, alcuna valutazione sulla legittimità della sentenza dichiarativa di fallimento perché le sentenze anche non definitive hanno un valore erga omnes che può essere messo in discussione solo in via principale, con i rimedi ordinari o straordinari di impugnazione previsti dalla disciplina processuale.

Il Tribunale di Frosinone condannava gli imputati per i reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. La Corte d’appello di Roma, investita dell’impugnazione degli imputati, confermava il giudizio di responsabilità formulato a carico di uno degli imputati che, secondo l’accusa rivestiva la qualifica di amministratore di fatto e, in parziale riforma della sentenza di prima grado, assolto l’altro imputato, amministratore di diritto, dal reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e confermato la condanna per bancarotta fraudolenta documentale, riducendo, conseguentemente, la pena a lui irrogata.

Con specifico motivo di gravame, l’amministratore di fatto proponeva ricorso alla Suprema Corte lamentando la violazione degli artt. 24 e 25 della Costituzione, derivante dal fatto che la sentenza dichiarativa di fallimento è stata pronunciata erroneamente dal giudice di Frosinone di cui aveva eccepito l’incompetenza posto che la società ben due anni prima la dichiarazione di fallimento, aveva trasferito la propria sede in provincia di Caserta ed era pertanto il Tribunale di questo capoluogo a detenere la competenza, nonché dal fatto che l’istanza per la dichiarazione di fallimento non è mai stata notificata a chi risultava essere amministratore all’epoca dei fatti; deduceva, pertanto, che tali circostanze, segnalate ai giudici di merito, non avevano ricevuto dagli stessi risposte appropriate.

Secondo la consolidata giurisprudenza del Supremo Collegio, mai più messa in discussione dopo la sentenza delle Sezioni Unite del 28.02.2008, n. 19601, “il giudice penale investito del giudizio relativo a reati di bancarotta ex artt. 216 e seguenti R.D. 16 marzo 1942, n. 267 non può sindacare la sentenza dichiarativa di fallimento, quanto al presupposto oggettivo dello stato di insolvenza dell’impresa e ai presupposti soggettivi inerenti alle condizioni previste per la fallibilità dell’imprenditore.”.

In motivazione, le Sezioni Unite hanno, infatti, precisato che “quando un atto giuridico è assunto quale dato della fattispecie penale (non importa se come elemento costitutivo del reato o come condizione di punibilità), esso è sindacabile dal giudice penale nei soli limiti e con gli specifici mezzi previsti dalla legge e pertanto, hanno precisato le Sezioni Unite, se l’atto giuridico assunto quale dato della fattispecie penale è costituito, come nel caso di specie, da un provvedimento giudiziale, il giudice penale non ha alcun potere di sindacato, dovendo limitarsi a verificare l’esistenza dell’atto e la sua validità formale”.

Quando elemento della fattispecie è una sentenza “il giudice penale non è abilitato a compiere alcuna valutazione, neppure incidentale, sulla legittimità di essa, perché le sentenze, a prescindere dalla loro definitìvità, hanno un valore erga omnes che può essere messo in discussione solo in via principale, con i rimedi previsti dall’ordinamento per gli errori giudiziari (e cioè con i mezzi ordinari o straordinari di impugnazione previsti dalla disciplina processuale)”. Appare evidente, quindi, che la sentenza di fallimento non può essere sindacata dinanzi al giudice penale nemmeno per eventuali errori commessi nel procedimento che ha portato alla sua emanazione in quanto quegli errori andavano fatti valere nella sede propria, costituita dal reclamo – da proporre dinanzi alla Corte d’appello – avverso la pronuncia del Tribunale fallimentare.

La Corte dichiarava, quindi, il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza.

Cass., Sez.V, 1 marzo 2017, n. 10033 (leggi la sentenza)

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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