Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Quando la segnalazione in Centrale Rischi è…rischiosa

Ai procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento non aventi finalità liquidatoria si applicano i medesimi criteri indicati per il concordato preventivo. In particolare, a partire dalla rilevazione riferita alla data di presentazione della domanda di ammissione, le esposizioni del “debitore sovraindebitato” devono essere classificate tra le inadempienze probabili”.

È quanto disposto dall’art. 21 della Circolare n. 139 della Banca d’Italia relativamente alle segnalazioni alla Centrale Rischi dei debitori sovraindebitati, le quali dovranno tendenzialmente escludere la classificazione a sofferenza del relativo credito. La finalità di tale disposizione è quella di non frapporre ostacoli al processo di risanamento della posizione debitoria del soggetto che accede alle procedure di “accordo con i creditori” e di “piano del consumatore”.

Tuttavia, la classificazione a inadempienza probabile non pare poter automaticamente discendere dalle istruzioni della Banca d’Italia. Infatti, gli intermediari, sia qualora abbiano già effettuato la segnalazione a sofferenza, sia qualora ricorrano elementi oggettivi nuovi rispetto alla domanda di ammissione iniziale, ritenuti idonei a determinare l’inadempimento o l’annullamento degli accordi, sono legittimati, nella loro responsabile autonomia, a classificare il debitore nell’ambito delle sofferenze, fino all’effettivo pagamento. Non è, infatti, esclusa, nell’incertezza sulle modalità di risoluzione della crisi, un’autonoma valutazione della capacità del debitore sovraindebitato di adempiere correttamente e puntualmente quanto previsto nell’“accordo con i creditori” o nel “piano del consumatore”.

Tale ricostruzione trova riscontro nella giurisprudenza in tema di concordato preventivo (applicandosi i medesimi criteri anche ai procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento), concorde nel considerare legittima “la segnalazione a sofferenza alla Centrale Rischi della società che sia stata ammessa alla procedura di concordato preventivo anche nell’ipotesi in cui il concordato sia stato omologato, in quanto l’adempimento al piano concordatario potrà avere luogo solo laddove si verificheranno le condizioni nello stesso previste” (Tribunale di Monza, ordinanza del 21 ottobre 2014 e Tribunale di Brescia ordinanza del 23 febbraio 2017).

Nel caso, invece, di procedura di liquidazione del patrimonio, essendo caratterizzata da una finalità liquidatoria simile al Fallimento, devono essere adottati gli ordinari criteri di classificazione per la Centrale Rischi.

Lodovico Dell’Oro – l.delloro@lascalaw.com

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