Attento a come quereli, il falso va provato!

La segnalazione in Centrale Rischi: il danno non è in re ipsa

Il danno causato dall’illegittima segnalazione in  Centrale Rischi non è conseguenza diretta della segnalazione stessa, ma deve essere provato. Questo, in sintesi, quanto affermato dalla Cassazione con la sentenza n. 1931 del 25 gennaio 2017.

Il caso in esame concerne la posizione di un correntista che, ottenuta la cancellazione della segnalazione “a sofferenza”,  proponeva ricorso per Cassazione per vedersi liquidato il danno, a suo dire, conseguentemente patito e non valutato dai giudici di prime cure.

Nella specie, il correntista lamentava la mancata concessione del credito da parte di tre istituti bancari per via della segnalazione alla Centrale Rischi e chiedeva, oltre al danno economico, il risarcimento del danno d’immagine per lesione della reputazione personale e commerciale.

I giudici di legittimità, interrogati sul punto, hanno confermato la decisione del Tribunale di Roma.

La Suprema Corte ha chiarito che la responsabilità ex art. 2050 c.c.  richiede “comunque l’accertamento della sussistenza del un nesso di causalità tra l’attività e il danno patito dal terzo e, dunque,(richiede) ineluttabilmente che un danno vi sia“.  La Corte ha poi precisato che è del tutto errata la tesi -sostenuta dal correntista – secondo la quale, in caso di illegittima segnalazione, il danno sarebbe in re ipsa, ossia sussisterebbe per il fatto stesso dello svolgimento di un’attività illecita.  Fermo deve rimanere il principio per cui il danno, quale conseguenza di un illecito, deve essere allo stesso collegato dal nesso di casualità, da provarsi compiutamente. Ciò non è avvenuto, come ritenuto dal giudice di merito, nel caso in esame, dove, per di più, il ricorrente “oltre al danno economico derivante dal diniego di accesso al credito, ha confusamente denunciato un ‘irrimediabile danno morale’ nonché una ‘lesione della reputazione personale e commerciale’ (fenomeni tra loro invero profondamente eterogenei ed ingiustificatamente sovrapposti)”.

Valentina Vitaliv.vitali@lascalaw.com

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