L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

La scientia decoctionis può essere dedotta dalla lettura di un articolo di giornale?

La Suprema Corte, con la pronuncia n. 3299/2017, torna ad esprimersi sull’idoneità della pubblicazione sulla stampa di articoli concernenti la crisi finanziaria in cui versa un’impresa al fine di determinare la sussistenza o meno in capo ai creditori della scientia decoctionis, ossia la conoscenza dello stato di insolvenza del debitore poi dichiarato fallito.

Il curatore fallimentare che intenda esperire un’azione di revocatoria fallimentare, al fine di ottenere la restituzione dei pagamenti effettuati dal debitore nel periodo antecedente al fallimento, deve infatti provare che i creditori riceventi avevano effettiva conoscenza dell’insolvenza del debitore.

Ebbene, la pronuncia della Corte d’Appello di Roma avverso la quale è stato proposto ricorso in Cassazione aveva escluso l’idoneità della mera pubblicazione di articoli di stampa aventi ad oggetto la situazione di difficoltà economica in cui versava il debitore al fine di ricavare la prova, sia pure indiziaria, di una percezione da parte del creditore ricevente dell’irreversibilità della crisi finanziaria.

La Suprema Corte, invece, ribadisce il proprio orientamento, già espresso in numerosi arresti precedenti, precisando che la scientia decoctionis, quindi la consapevolezza della situazione di dissesto economico di una società, può essere desunta dall’esistenza di “segni esteriori” dello stato di insolvenza, tra i quali bisogna annoverare anche le notizie di stampa, oltre ai risultati delle visure protesti, le revoche di affidamenti bancari. Infatti, è pur vero che non sussiste un obbligo di informazione e di lettura in capo ai creditori, ma ciò non esclude che, concretamente, buona parte della popolazione sia solita informarsi e consultare i principali strumenti di informazione, che sia per necessità o semplice curiosità.

Non ha alcun rilievo, infine, che il creditore ricevente sia o meno un operatore finanziario, in quanto escludere la rilevanza delle notizie e delle informazioni ricavabili dalla stampa sia pure limitatamente ad una categoria di persone, determina un’ingiustificata violazione dei principi della prova presuntiva, in base alle quali da un fatto noto si può ricavare un fatto ignoto.

Mariangela Bonera – m.bonera@lascalaw.com

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