Crisi e procedure concorsuali

La risoluzione del concordato preventivo: presupposti e valutazione

Tribunale di Firenze, 25 settembre 2013, n. 214

Ciò che rileva ai fini della valutazione dell’inadempimento, in tema di risoluzione del concordato preventivo, è la dimensione “oggettiva” dell’inadempimento avuto riguardo alla esecuzione del piano ed alla soddisfazione dei creditori con esclusione di ogni indagine riferita alle componenti soggettive dell’inadempimento quali colpa, imputabilità e d interesse soggettivo. (Tribunale Firenze – Sez. III, 25 settembre 2013, n. 214)

Con il decreto in esame, il Tribunale di Firenze affronta la questione della valutazione dei presupposti per la risoluzione del concordato rilevando che sebbene, con la riforma della legge fallimentare, si sia voluto compiere un riferimento esplicito alla categoria del “grave inadempimento”, così come ricavabile dall’art. 1455 c.c., il mancato richiamo nell’art. 186 l.f. dell’inciso finale della menzionata norma (ovvero “avuto riguardo all’interesse dell’altra”) “esclude ogni necessità di indagine circa le componenti soggettive dell’inadempimento, quali colpa, imputabilità ed interesse soggettivo”.

A tal proposito, si osserva che la risoluzione del concordato preventivo – che costituisce, unitamente all’annullamento, la fase patologica della esecuzione del piano concordatario comportando l’interruzione della liquidazione ed il venir meno degli effetti conseguenti all’omologazione del concordato – è disciplinata dall’art. 186 l.f., così come modificato dal d.lgs 12 settembre 2007 n. 169 e soggiace, nella nuova formulazione, ai principi generali dell’ordinamento in materia di inadempimento ex art. 1455 c.c.

Ai sensi dell’art. 186, II comma, è causa di risoluzione non ogni inadempimento, ma soltanto quello caratterizzato dalla non scarsa importanza ed, in linea generale, l’inadempimento, rilevante ai fini della risoluzione, ricomprende tutte quelle circostanze che compromettono l’esecuzione del piano concordatario, sia con riferimento alle relative modalità, sia con riferimento al raggiungimento dei risultati previsti dal piano, avuto riguardo all’intero programma concordatario anche con riferimento alle percentuali e tempi di soddisfacimento dei creditori

Il Tribunale di Firenze, con il provvedimento in argomento, allineandosi all’orientamento prevalente in giurisprudenza, conferma che, nell’ambito del giudizio di risoluzione del concordato, che – nella nuova accezione di stampo privastico, ha ad oggetto l’accertamento dell’adempimento, da parte del debitore, degli obblighi assunti nella proposta concordataria omologata –, ogni indagine  va limitata alla dimensione esclusivamente oggettiva dell’inadempimento espressamente affermando che “quello che rileva, in altri termini, è la dimensione “oggettiva” dell’inadempimento, ossia il grado di distonia (che deve essere “grave”) fra adempimento promesso e possibilità concreta di soddisfare i creditori. Sotto questo profilo, pertanto, la risoluzione potrà e dovrà essere pronunciata anche nel caso in cui l’accertato inadempimento dipenda da fatti non imputabili al debitore, venendo in rilievo il dato oggettivo dell’impossibilità di eseguire il piano e di soddisfare i creditori nei termini promessi”.

23 ottobre 2014

Alessandra Sangrigoli – a.sangrigoli@lascalaw.com

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