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La ripetizione dell’indebito dopo la caducazione del titolo esecutivo

In caso di azione esecutiva intrapresa in forza di un titolo giudiziale provvisoriamente esecutivo, la caducazione dello stesso in un momento successivo alla fruttuosa conclusione dell’espropriazione forzata legittima il debitore, che l’abbia subita, a promuovere nei confronti del creditore procedente un autonomo giudizio di ripetizione dell’indebito, che, essendo fondato su prova scritta, può avere inizio anche mediante la presentazione di ricorso per decreto ingiuntivo”.

Così ha stabilito la Terza sezione della Cassazione con una recente sentenza.

La vicenda sottoposta all’attenzione della Corte trae origine dalla proposizione di un ricorso per decreto ingiuntivo richiesto nei confronti di un Condominio per spettanze professionali.

Il decreto ottenuto, provvisoriamente esecutivo, veniva opposto dal Condominio e allo stesso tempo, portato ad esecuzione dal ricorrente. Quest’ultimo, giusta procedura esecutiva, conseguiva la somma richiesta ma all’esito del giudizio di opposizione, veniva ridimensionato il quantum debeatur.

Il Condominio proponeva quindi azione monitoria per conseguire la somma pari alla differenza tra quanto corrisposto in forza di procedura esecutiva e la minor somma rideterminata dal Giudice ad esito dell’opposizione.

Ancora, tale ultimo procedimento monitorio azionato dal Condominio, veniva opposto ma confermato dal sia dal Giudice di primo grado che da quello dell’impugnazione. L’opponente investiva della questione la Corte di Cassazione, lamentando, tra gli altri motivi di ricorso, che il Condominio avrebbe dovuto impugnare ai sensi dell’art. 617 c.p.c. le ordinanze di assegnazione pronunciate all’esito delle procedure esecutive e non proporre un separato giudizio di ripetizione dell’indebito.

Prendendo spunto dal caso di specie la Corte ha colto l’opportunità per evidenziare due principi in tema di restituzione dell’indebito.

Rigettando il ricorso, infatti, la Corte ha ribadito il proprio orientamento secondo il quale il debitore espropriato non può esperire, dopo la chiusura del procedimento di esecuzione forzata, l’azione di ripetizione dell’indebito contro il creditore procedente per ottenere la restituzione di quanto costui abbia riscosso, sul presupposto dell’illegittimità per motivi sostanziali dell’esecuzione forzata, atteso che la legge, pur non attribuendo efficacia di giudicato al provvedimento conclusivo del procedimento esecutivo, tuttavia sancisce l’irrevocabilità dei relativi provvedimenti una volta che essi abbiano avuto esecuzione.

Ad integrazione del suddetto principio, in caso di titolo giudiziale non definitivo, la Corte ha espresso più attagliato principio per cui la sopravvenuta revoca del titolo esecutivo giudiziale non definitivo non determina la cessazione degli effetti degli atti espropriativi, ma dà luogo ad un distinto obbligo restitutorio, per l’attuazione del quale colui che voglia recuperare quanto gli è stato espropriato deve munirsi, a sua volta, di un titolo esecutivo.

Così pronunciandosi, in conclusione, la Corte ha precisato che tale ultimo principio troverebbe applicazione solamente nel caso in cui l’azione esecutiva fosse intrapresa in forza di un titolo giudiziale provvisoriamente esecutivo.

Qualora venisse meno il titolo in forza del quale il creditore procedente avesse agito, allora il debitore che avesse subito l’azione esecutiva sarebbe legittimato a promuovere nei confronti del creditore procedente un autonomo giudizio di ripetizione dell’indebito. Quanto a tale giudizio di ripetizione dell’indebito, poi, essendo fondato su prova scritta, potrebbe avere inizio anche mediante la presentazione di ricorso per decreto ingiuntivo.

Cass., Sez. III, 9 luglio 2020, n. 14601

Andrea Ferraguto – andrea.ferraguto@lascalaw.com

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