Diritto Processuale Civile

La ripartizione delle spese di ctu tra le parti e le pronunce della Suprema Corte

Cass., sez. II, 12 novembre 2015, n. 23133 (leggi la sentenza)

Si richiama l’attenzione dei lettori di IusLetter sulla recente pronuncia del 12 novembre 2015 con cui la Suprema Corte ha chiarito alcuni principi in merito alla ripartizione dell’onore di spesa della ctu prima e dopo la pronuncia della sentenza.

Il caso di specie attiene il precetto notificato dal consulente tecnico ad una delle parti del giudizio, con cui lo stesso – in spregio a quanto statuito nell’ordinanza di liquidazione delle spese di consulenza –  richiedeva ad una sola parte il pagamento di tutto quanto liquidato in suo favore dal giudice.

La parte precettata si opponeva all’atto notificato sostenendo che la successiva sentenza aveva privato di efficacia il primo decreto di liquidazione sostituendolo con un differente riparto delle spese di ctu. Chiedeva, in via subordinata, che fosse dichiarato il suo diritto di regresso nei confronti dell’altra parte. Il Tribunale accogliendo il ricorso condannava il ctu alla refusione delle spese di lite.

Il consulente tecnico proponeva quindi ricorso per Cassazione e vedeva, successivamente, riconosciute le sue pretese.

In via preliminare la Suprema Corte, nella pronuncia che qui si commenta, ha richiamato il consolidato orientamento giurisprudenziale per cui la consulenza tecnica d’ufficio non rappresenta un mezzo di prova in senso proprio, ma un ausilio per il giudice: è un atto necessario del processo che l’ausiliario pone in essere  nell’interesse generale della giustizia e comune delle parti in virtù di un mandato neutrale.

Per queste ragioni, il regime di pagamento delle spettanze del ctu  prescinde dalla ripartizione dell’onere di spese tra le parti che viene determinato in sentenza sulla base del principio di soccombenza. Tale principio interessando il solo rapporto tra le parti, non può essere opposto al consulente (Cass. Civ. 25179/2013; Cass. Civ. 23522/2014).

Conseguenza diretta è che le parti sono solidamente responsabili del pagamento dei compensi del ctu, anche dopo che la controversia sia stata definita con sentenza – anche definitiva – a prescindere dalla ripartizione delle spese in essa stabilita e anche quando tale ripartizione sia difforme da quella precedentemente adottata dal giudice nel decreto di liquidazione delle spese provvisoriamente esecutivo. Unica eccezione a tale principio è che il giudice abbia pronunciato un provvedimento di revoca o modifica del decreto di liquidazione prima dell’emanazione della sentenza.

La Suprema Corte ha, quindi, concluso stabilendo che la provvisorietà del decreto di liquidazione delle spese comporta che, l’ausiliario, finché la controversia non sia decisa con sentenza che statuisca pure sulle spese di lite, dovrà richiedere il pagamento delle sue spettanze in prima battuta alla parte indicata come obbligata e per l’ammontare stabilito: solo in caso di mancato pagamento potrà rivolgersi alle altre parti.

Una volta che la controversia sia stata decisa con sentenza, invece, il consulente potrà rivolgersi direttamente nei confronti di ogni parte richiedendo il pagamento dell’intero, salva, in ogni caso, l’azione di regresso della parte vittoriosa nei confronti della soccombente.

23 novembre 2015

Valentina Vitaliv.vitali@lascalaw.com

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