Persone e Famiglia

La ripartizione del trattamento di reversibilità: concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite

– Cass., 17 dicembre 2010, Sez. I, n. 25564, in Giustizia Civile n. 3/11, pag. 635

Massima: "Ai fini della ripartizione del trattamento di reversibilità, in caso di concorso fra coniuge divorziato e coniuge superstite, sulla base della durata dei rispettivi matrimoni, si deve avere riguardo alla data della celebrazione, non rilevando che uno di essi (nella specie, quello celebrato presso l'ambasciata di Somalia a Roma) sia trascritto solo successivamente nell'ordinamento italiano, quando i coniugi abbiano incontestatamente goduto per tutto il periodo della sua durata un possesso di stato conforme all'atto di matrimonio, circostanza che, a norma dell'art. 131 c.c., sana ogni difetto di forma sin dalla sua celebrazione." (leggi la sentenza per esteso)


Con la sentenza n. 25564 del 17 dicembre 2010, la prima sezione della Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di concorso fra il coniuge divorziato e quello superstite, ai fini della ripartizione del trattamento di reversibilità sulla base della durata dei rispettivi matrimoni, si deve avere a riguardo alla data della celebrazione, non rilevando che uno di essi sia stato trascritto solo successivamente nell’ordinamento italiano, quando i coniugi abbiamo incontestatamente goduto per tutto il periodo della sua durata un possesso di stato conforme all’atto di matrimonio.

A norma dell’art. 131 c.c., infatti, “il possesso di stato, conforme all’atto di celebrazione del matrimonio” sana ogni difetto di forma sin dalla celebrazione dello stesso.

La ripartizione della pensione di reversibilità tra il coniuge superstite e l’ex coniuge deve essere compiuta tenendo conto, non solo della durata del rapporto matrimoniale, ma anche di una pluralità di ulteriori elementi interpretativi individuati dalla Corte di merito, fermo restando, in ogni caso, che alla durata del matrimonio deve essere riconosciuto valore preponderante ed il più delle volte decisivo.

Si dovrà, quindi, tenere conto delle condizioni economiche di entrambi gli ex coniugi, dell’assegno goduto dal coniuge divorziato, dei periodi di convivenza prematrimoniale con carattere di stabilità e realizzazione di un’effettiva comunione di vita, con assunzione di diritti e doveri reciproci.

La Corte di Cassazione ha precisato che non tutti tali elementi innanzi indicati devono essere necessariamente valutati in eguale misura, rientrando nella valutazione del giudice di merito la determinazione della loro rilevanza in concreto.

(Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com)

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