L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

La rinuncia all’indennità sostitutiva del preavviso non è opponibile all’INPS

Quando un lavoratore rinuncia all’indennità sostitutiva del preavviso mediante accordo transattivo, il datore di lavoro può considerarsi esonerato dall’obbligo contributivo su tale indennità?

La questione è stata trattata di recente dalla Suprema Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul caso di seguito analizzato.

Il datore di lavoro aveva agito in giudizio per sentire dichiarare non dovuti i contributi richiesti dall’INPS sull’indennità di mancato preavviso, alla quale numerosi dirigenti avevano rinunciato all’esito della transazione raggiunta con la società.

La Corte di Appello di Firenze, riformando la decisione di primo grado, aveva rigettato le domande di accertamento negativo proposte dall’ex datore di lavoro.

Per la Corte territoriale i rapporti di lavoro dei quali si controverteva erano stati risolti con il licenziamento dei dirigenti, con effetto dal ricevimento della lettera di recesso, e con comunicazione del diritto all’indennità sostitutiva del preavviso.

Pertanto, l’indennità di mancato preavviso, espressamente riconosciuta dalla società nell’intimare il licenziamento, costituiva elemento retributivo già entrato a far parte del patrimonio dei dipendenti e, come tale, soggetto ad obbligazione contributiva.

Avverso la predetta sentenza il datore di lavoro proponeva ricorso per Cassazione, sostenendo, in estrema sintesi, che la Corte di merito aveva ritenuto del tutto ininfluente il titolo (ovvero la transazione) in forza del quale erano cessati i rapporti di lavoro.

Sul punto, la Suprema Corte di Cassazione ha precisato che la volontà negoziale del datore di lavoro e del lavoratore di risolvere, con un accordo transattivo, la controversia insorta in ordine al rapporto di lavoro, non può incidere in alcun modo sull’obbligazione contributiva, che ha natura di obbligazione pubblica nascente dalla legge.

L’assoggettamento dell’indennità sostitutiva del preavviso alla contribuzione previdenziale consegue alla natura retributiva dell’indennità.

Ad avviso della Corte di Cassazione, è nel momento stesso in cui il licenziamento acquista efficacia che sorge il diritto del lavoratore all’indennità sostitutiva del preavviso e la conseguente obbligazione contributiva su tale indennità.

Se poi, prosegue la Corte, il lavoratore licenziato rinunci al diritto all’indennità, tale rinuncia non potrà avere alcun effetto sull’obbligazione pubblicistica, preesistente alla rinuncia e ad essa indifferente, posto che il negozio abdicativo proviene da un soggetto (il lavoratore) diverso dal titolare (INPS) della posizione creditoria.

Ad avviso della Corte, tale ricostruzione, oltre ad essere coerente con la natura pubblicistica dell’obbligazione contributiva, trova ulteriore conferma nel fatto che la contribuzione corrispondente all’indennità sostitutiva del preavviso risulta ricompresa nella base imponibile agli effetti del trattamento pensionistico del lavoratore.

In conclusione, dalla autonomia del rapporto assicurativo rispetto al rapporto di lavoro discende l’inopponibilità all’INPS della rinuncia alla indennità di mancato preavviso.

Cass.,13 maggio 2021, n. 12932

Jessica Silla – j.silla@lascalaw.com

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