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La rilevanza dell’indirizzo pec ai fini processuali

In materia di notificazioni al difensore, a seguito dell’introduzione del domicilio digitale, corrispondente all’indirizzo PEC che ciascun avvocato ha indicato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza, la notificazione dell’atto, nella specie di appello, va eseguita all’indirizzo PEC del difensore costituito risultante dall’ordine di appartenenza, pur non indicato in atti dal difensore medesimo.

Questo è il principio affermato dalla Cassazione Civile con una recente ordinanza.

La vicenda trae origine da un contenzioso per la fornitura di un materiale funerario, nel quale veniva sollevata eccezione di inammissibilità del controricorso in quanto notificato presso l’indirizzo PEC del difensore della ricorrente, anziché presso il domicilio eletto in occasione del deposito del ricorso, e ciò sul presupposto che l’indicazione dell’indirizzo di cui menzionata sarà stata fatta ai soli fini della comunicazione e non anche delle notificazioni.

La Suprema Corte rigetta l’eccezione sostenendo che in materia di notificazione per il difensore l’indirizzo PEC rilevante è quello che ogni avvocato ha indicato al consiglio dell’ordine di appartenenza.

Inoltre, secondo il d.l 179/2010 sancisce che salvo quanto previsto dall’art. 366 c.p.c., quando la legge prevede che le notificazioni degli atti in materia civile al difensore siano eseguite, ad istanza di parte, presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, alla notificazione con le predette modalità può procedersi esclusivamente quando non sia possibile, per causa imputabile al destinatario, la notificazione presso l’indirizzo di posta elettronica certificata, risultante dagli elenchi di cui all’art. 6-bis del d.lgs. n 82/2005 (INI–PEC) delle imprese e dei professionisti -, nonché dal registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal Ministero della Giustizia (ReGIndE)

Pertanto, essendo l’indirizzo PEC collegato inscindibilmente dal codice fisale del titolare, oggi l’unico indirizzo di posta elettronica certificata rilevante ai fini processuali è quello che il difensore ha indicato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza.

Il difensore inoltre non ha più l’obbligo di indicare negli atti di parte l’indirizzo di posta elettronica certificata, né la facoltà di indicare un indirizzo diverso da quello comunicato al Consiglio dell’Ordine o di restringerne l’operatività alle sole comunicazioni di cancelleria.

Il difensore deve indicare, piuttosto, il proprio codice fiscale, valendo questo come criterio di univoca individuazione dell’utente SICID e consentendo questo di risalire all’indirizzo di posta elettronica del professionista.

Può così concludersi che la Corte di Cassazione, rigettando l’eccezione di inammissibilità di ricorso, ha espresso ulteriormente che resta invece fermo il contenuto dell’art. 366, comma 2, c.p.c. che, limitatamente al giudizio di Cassazione, prevede la domiciliazione ex lege del difensore presso la cancelleria della Corte nel caso in cui non abbia eletto domicilio nel comune di Roma, né abbia indicato il proprio indirizzo di posta elettronica.

Cass., Sez. II, Ord., 12 febbraio 2021, n. 3685

Mirko Martini – m.martini@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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