Contratti

La rilevanza complessiva degli elementi dedotti in giudizio e di quelli probatori in materia di azione revocatoria

Cass., II sezione Civile, 27 giugno 2014, n. 146660 (leggi la sentenza per esteso)

In materia di azione revocatoria è legittimo l’annullamento di una sentenza per dedotto vizio motivazionale, perché non si fa carico di una valutazione complessiva degli elementi disponibili, anche in relazione alle tesi difensive prospettate ed alla relativa prova fornita a fronte degli elementi documentali in atti o necessari” (Corte di Cassazione, sezione II Civile, sentenza n. 146660/14 del 27.06.2014).

Con la sentenza in argomento, la Suprema Corte affronta il tema della prova in materia di azione ex art. 2901 c.c. affermando il principio secondo il quale, al fine di valutare la sussistenza degli elementi necessari per disporre la revocatoria ordinaria di un atto dispositivo, occorre riferirsi a tutti gli elementi dedotti e provati in giudizio nel loro complesso e non singolarmente.

Nel caso preso in esame, la Corte territoriale, disattendo la decisione emessa dal giudice di primo grado, – che, in particolare, aveva ritenuto di rinvenire l’elemento della partecipatio fraudis nel legame di parentela esistente tra acquirente e venditore accogliendo la tesi dell’istituto bancario, secondo il quale la sorella ben conosceva o avrebbe potuto conoscere la situazione del fratello, sia per lo stretto rapporto di parentela che per quelle ispezioni dei registri immobiliari che il notaio rogante ha il dovere di compiere – aveva rigettato la domanda della Banca ritenendo l’assenza della “gravità, precisione e concordanza dei (due soli) indizi individuati dal primo giudice come prova dell’elemento costitutivo della domanda revocatoria; e quindi deve ritenersi che la Banca, sulla quale gravava l’onere di dimostrare, tra l’altro, la scientia in capo all’acquirente, non sia riuscita ad assolvere al proprio specifico onere probatorio”.

Avverso tale decisione proponeva ricorso per cassazione l’istituto bancario che si era visto rigettare la domanda lamentando un vizio motivazionale con riferimento sia alla valutazione complessiva degli elementi disponibili, sia alla sussistenza dei presupposti dell’azione revocatoria.

La Suprema Corte, avvalorando la tesi difensiva della Banca, ha ritenuto che la Corte di Appello non avesse valutato complessivamente gli elementi disponibili rilevando che il nominato Giudicante aveva considerato in sé i singoli elementi indiziali, ma non la vicenda nel suo complesso ed affermando così il principio secondo il quale, in materia di azione revocatoria, occorre valutare il caso nella sua interezza.

Pertanto, in accoglimento del dedotto vizio motivazione, – che, come noto, conferisce al giudice di legittimità la facoltà di scegliere, tra le risultanze probatorie del giudizio, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi – la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata, con rinvio ad altra sezione di Corte di Appello, affinchè la stessa provveda ad effettuare una nuova valutazione degli elementi probatori e indiziari disponibili.

Il principio affermato dalla Corte con la su menzionata sentenza consente di dare la giusta ed adeguata rilevanza a tutti gli elementi risultanti dall’istruttoria nell’ambito di una materia, come quella della azione revocatoria ex art. 2901 c.c., in cui la prova viene raggiunta per presunzioni – soprattutto con riferimento all’elemento dello stato psicologico – ed il cui accoglimento è subordinato all’esistenza di una complessa serie di presupposti oggettivi e soggettivi, la cui corretta interpretazione non può che essere effettuata attraverso la vicenda nel suo complesso, ben potendo i singoli elementi indiziari non avere una rilevanza specifica, ma acquisendone una diversa in una lettura complessiva di tutti gli elementi del caso.

8 luglio 2014

(Alessandra Sangrigoli – a.sangrigoli@lascalaw.com)

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