Crisi e procedure concorsuali

La riforma della legge fallimentare: i piani attestati di risanamento

Ai sensi del novellato art. 67, terzo comma, lett. d),:

“ Non sono soggetti all’azione revocatoria:
(omissis)

d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria; un professionista indipendente designato dal debitore, iscritto nel registro dei revisori legali ed in possesso dei requisiti previsti dall’art. 28, lettere a) e b) deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano; il professionista è indipendente quando non è legato all’impresa e a coloro che hanno interesse all’operazione di risanamento da rapporti di natura personale o professionale tali da comprometterne l’indipendenza di giudizio; in ogni caso, il professionista deve essere in possesso dei requisiti previsti dall’art. 2399 del codice civile e non deve, neanche per il tramite di soggetti con i quali è unito in associazione professionale, avere prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore ovvero partecipato agli organi di amministrazione o di controllo; il piano può essere pubblicato nel registro delle imprese su richiesta del debitore.

Si tratta di una modifica che si applica dal 12 agosto scorso, data di entrata in vigore della legge n. 83/2012 di conversione del Decreto Sviluppo, diversamente da quanto previsto per le novità introdotte con riguardo al concordato preventivo e agli accordi di ristrutturazione, entrate in vigore lo scorso 11 settembre.

La riforma ha inciso sulla disciplina dei piani di risanamento prevedendo, da un lato, una più specifica regolamentazione dei requisiti e dei compiti del professionista attestatore e, dall’altro, introducendo la facoltà di pubblicare il piano di risanamento nel registro delle imprese su richiesta del debitore.

Con riguardo all’attestatore:

1)      si è finalmente chiarito, ponendo fine al dibattito, che l’attestatore deve essere designato dal debitore. In questo modo è stato confermato  l’orientamento ormai consolidatosi in giurisprudenza che, di norma, rigettava le istanze finalizzate ad ottenere dal Tribunale la nomina dell’esperto, ritenuta di pertinenza del debitore;

2)      l’oggetto dell’attestazione del professionista non è più la ragionevolezza del piano, bensì la “veridicità dei dati aziendali e la fattibilità” dello stesso. La circostanza per la quale il decreto non circoscriva l’attestazione di veridicità ai soli dati contabili, si ritiene che, così come avviene per il concordato preventivo, il giudizio sulla veridicità dei dati debba estendersi anche a quelli extracontabili  posti a fondamento del Piano di risanamento, quali, ad esempio, l’esistenza di contratti strategici per il risanamento dell’impresa o il portafoglio ordini;

3)      il professionista deve rispondere a requisiti di indipendenza e, quindi, deve rispettare i seguenti parametri:

(i)                 assenza di legami professionali o personali all’impresa e a coloro che hanno interesse all’operazione di risanamento, tali da comprometterne l’indipendenza di giudizio;

(ii)                possesso dei requisiti previsti dal codice civile per l’elezione alla carica di sindaco (cfr. art. 2399 cod. civ.);

(iii)             assenza, negli ultimi cinque anni, di  prestazione di lavoro subordinato o autonomo (anche per il tramite di soggetti con i quali il professionista sia unito in associazione professionale) in favore del debitore nonchè assenza di  partecipazione agli organi di amministrazione o di controllo di quest’ultimo.

Con riguardo alla pubblicazione del Piano nel registro delle Imprese, si tratta di una forma di pubblicità che ha una rilevanza soprattutto fiscale in quanto viene collegata ad essa una esenzione da tassazione delle sopravvenienze attive realizzate dal debitore  in virtù del Piano stesso che, al contrario, non opera in caso di difetto di pubblicità del Piano.

Il Decreto Sviluppo ha, infatti, ampliato l’ambito di applicazione dell’articolo 88 del D.P.R. 22/12/1986 n. 917 precisando che non si considera sopravvenienza attiva la riduzione dei debiti di impresa conseguente ad accordi di ristrutturazione omologati ovvero a piani attestati pubblicati presso il registro delle imprese per la parte eccedente le perdite di cui all’articolo 84 del medesimo D.P.R. 917/1986.  Attualmente tale beneficio è limitato alla riduzione dei debiti derivante da un concordato preventivo o da un concordato fallimentare.

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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