Marchi e brevetti

La riduzione del potenziale di vendita può costituire danno da contraffazione

Cass., Sez. I civile, 10 giugno 2014, n. 13025 (leggi la sentenza per esteso)

La sentenza n. 13025 della Prima sezione civile della Corte di Cassazione ha sancito un importante principio in materia di individuazione del danno derivante da contraffazione del marchio. È stato stabilito, infatti, che il danno causato all’impresa titolare del marchio contraffatto non deve per forza consistere in una riduzione delle vendite oppure in un calo del fatturato, ma può essere anche la mera risultante di una riduzione del potenziale di vendita. Di conseguenza potrebbe consistere anche solo in una minore crescita delle vendite.

La controversia aveva per oggetto il marchio dei prodotti sanitari «Luxor», del quale una società, aggiungendo la parola «India», rivendicava la titolarità e la possibilità di commercializzarlo liberamente ed autonomamente.

La Corte d’appello di Torino, nel 2007, aveva respinto tale tesi dichiarando esistente la contraffazione del marchio «Luxor» e inibendone l’utilizzazione. La soccombente, inoltre, era stata condannata alla pubblicazione della sentenza su alcuni quotidiani, alle spese del doppio grado di giudizio, alla corresponsione di una somma aggiuntiva per ogni confezione di prodotto messa in vendita in violazione della decisione successivamente alla sua pronuncia e naturalmente al risarcimento del danno per la condotta contraffattrice posta in essere.

La quantificazione di quest’ultimo è stata oggetto di specifici rilievi da parte della soccombente la quale ha fatto leva principalmente sull’assenza di prove da parte del titolare del marchio in merito alla contrazione di vendite subita o del calo di fatturato sofferto.

La Suprema Corte, tuttavia, ha confermato il verdetto della Corte d’appello sostenendo che gli elementi a supporto della valutazione equitativa del giudice possano essere ravvisati dalle proiezioni di vendita e dal trend previsionale della società titolare del marchio contraffatto e che possono ricavarsi sulla base dei risultati della perizia relativa al fatturato specifico della società tenendo in considerazione anche una quota di prodotto che, se non fosse stato contraffatto il marchio, sarebbe stata sicuramente venduta.

Da ciò, il principio per cui la mera riduzione del potenziale di vendita costituisce parte del danno da contraffazione del marchio.

5 settembre 2014

(Franco Pizzabiocca – f.pizzabiocca@lascalaw.com)

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