Diritto dell'Esecuzione Forzata

La ricerca con modalità telematiche dei beni pignorabili e le innovazioni dell’art. 492 bis c.p.c.

Tribunale di Napoli, 24 dicembre 2014

Il Tribunale di Napoli, con la pronuncia in commento, ha affrontato la tematica della ricerca con le modalità telematiche dei beni da pignorare la quale ha assunto grande rilevanza nell’ambito delle procedure esecutive in seguito all’introduzione dell’art. 492 bis c.p.c., avvenuta con la recente entrata in vigore della Legge n. 162 del 2014.

Con l’introduzione del suddetto articolo è nata la possibilità per il creditore procedente di depositare apposita istanza a fronte della quale il presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, verificato il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare. Tale istanza deve necessariamente contenere l’indicazione dell’indirizzo mail, del numero di fax nonché l’indirizzo pec del legale del creditore istante.

Nel caso di specie il giudice di merito ha rilevato che a fini della verifica del diritto della parte istante a procedere all’esecuzione forzata, è sufficiente che quest’ultimo alleghi all’istanza di cui all’art. 492 bis cpc, copia fotostatica del titolo (nel caso di specie si trattativa di un decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo) e del precetto ritualmente notificato esibendo gli originali in Cancelleria. Rilevata, quindi, la regolarità formale dell’istanza depositata dal creditore procedente e, a fronte della delega del Presidente del Tribunale, ha disposto, in conformità all’art. 492 bis c.p.c., che l’ufficiale giudiziario acceda ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni o alle quali le stesse possono accedere per acquisire tutte le informazioni, e in particolare, nell’anagrafe tributaria, compreso l’archivio dei rapporti finanziari, nel pubblico registro automobilistico e in quelle degli enti previdenziali che siano rilevanti per l’individuazione. Quanto sopra al fine di poter acquisire tutte le informazioni rilevanti per individuare cose o crediti da sottoporre successivamente ad esecuzione. Tra queste anche le informazioni che riguardano i rapporti intrattenuti dal debitore con gli istituti di credito, i datori di lavoro o i committenti. Così come previsto dalla nuova normativa il tribunale di Napoli ha altresì stabilito che l’ufficiale giudiziario, al termine delle operazioni, provveda a redigere un unico processo verbale nel quale vengano indicate le banche dati utilizzate e le relative risultanze.

Infine, il giudice ha autorizzato, ai sensi del nuovo art. 155 quinquies disp. Att. C.p.c., in mancanza di un accesso diretto dell’ufficiale giudiziario, il creditore procedente a rivolgersi ai gestori delle banche dati, come previsto dall’art. 492 bis c.p.c.

È bene specificare, al fine di fornire un quadro completo in relazione a tale nuova procedura introdotta dal Decreto legge Orlando, che, in seguito all’avvenuto svolgimento delle operazioni disposte anche dal provvedimento in commento, bisognerà distinguere il caso in cui sia stato possibile individuare cose che si trovano in luoghi appartenenti al debitore compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario da quello in cui invece si trovino in luoghi non compresi nel suddetto territorio. Nella prima ipotesi l’ufficiale giudiziario potrà accedere agli stessi provvedendo d’ufficio agli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e 520. Nel secondo caso, invece, copia autentica del verbale verrà rilasciata al creditore che dovrà presentarla, unitamente all’istanza per gli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e 520, all’ufficiale giudiziario territorialmente competente, entro il termine perentorio di quindici giorni dal rilascio. In difetto lo stesso perderà di efficacia.
Qualora l’ufficiale giudiziario non rinvenga una cosa individuata mediante l’accesso nelle banche dati, intimerà al debitore di indicare entro quindici giorni il luogo in cui la cosa stessa si trova con l’avvertimento che in caso di omessa o falsa comunicazione sarà punito ai sensi dell’art. 388, 6 comma c.p. Nella parte conclusiva l’art. 492 bis c.p.c. delinea anche l’eventualità in cui vengano individuati dei crediti del debitore o cose di quest’ultimo che si trovano nella disponibilità di terzi. In questo caso l’ufficiale giudiziario notificherà d’ufficio al debitore e al terzo il verbale (a quest’ultimo solo per estratto con i dati che lo riguardano), contenente anche l’indicazione del credito, del titolo esecutivo e del precetto, dell’indirizzo di posta elettronica certificata di cui al primo comma, del luogo in cui il creditore ha eletto domicilio o ha dichiarato di essere residente, dell’ingiunzione, dell’invito e dell’avvertimento al debitore di cui all’articolo 492, primo, secondo e terzo comma, nonché l’intimazione al terzo di non disporre delle cose o delle somme dovute, nei limiti di cui all’articolo 546.

6 febbraio 2015

Stefano Scotti – s.scotti@lascalaw.com

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