Crisi e procedure concorsuali

La revoca dell’ammissione al concordato preventivo non può essere impugnata se non ha carattere decisorio

Cass., 8 maggio 2014, n. 9998 

Si segnala ai lettori di Iusletter una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 9998 del 21 febbraio – 8 maggio 2014) che affronta e risolve la questione relativa all’impugnabilità del provvedimento di revoca dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo.

Con la sentenza de qua la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso in cassazione.

Al fine di comprendere i motivi di tale decisione, bisogna preliminarmente considerare che, nel caso di specie, al momento della proposizione del ricorso in cassazione, non era ancora stato dichiarato il fallimento della società precedentemente ammessa alla procedura di concordato, ma era stata avviata unicamente la fase prefallimentare.

Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha innanzitutto valutato se il decreto di revoca dell’ammissione al concordato preventivo, non seguito dalla dichiarazione di fallimento, fosse o meno impugnabile con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost..

A tal proposito si evidenzia che, come già chiarito dalla Corte di legittimità in diverse occasioni (Cass. 18 gennaio 2013, n. 1240; Cass. SS. UU. ord. 7 dicembre 2006, n. 26181), i provvedimenti giurisdizionali aventi forma giuridica diversa da quella della sentenza sono impugnabili con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. soltanto quando presentano, nel loro contenuto e nella loro disciplina, i caratteri della decisorietà e della definitività. Tali caratteri, che devono coesistere, consistono, quanto alla decisorietà, nella risoluzione di una controversia su diritti soggettivi o status e, quanto alla definitività, nella mancanza di rimedi diversi e nell’attitudine del provvedimento a pregiudicare, con l’efficacia propria del giudicato, quegli status e quei diritti.

Nel caso del decreto di revoca dell’ammissione alla procedura di concordto preventivo esaminato dalla Corte, tuttavia, il requisito della decisorietà manca.

In proposito, infatti, la Corte ha stabilito che “la dichiarazione d’inammissibilità ha intrinseco carattere decisorio soltanto quando dipende da ragioni che escludono una consequenziale declaratoria di fallimento, quali, ad esempio, l’esclusione della qualità di imprenditore commerciale o l’assenza dello stato di insolvenza (e, dopo la riforma l’assenza dello stato di crisi) o il difetto di giurisdizione, dovendosi invece negare l’ammissibilità del ricorso straordinario ex art. 111 Cost. quando il decreto è inscindibilmente connesso ad una successiva e consequenziale sentenza dichiarativa di fallimento (anche non contestuale), giacché in tal caso i vizi del decreto debbono essere fatti valere mediante l’impugnazione della sentenza”.

Alla luce di tale assunto si può, pertanto, concludere che il decreto di revoca dell’ammissione al concordato preventivo non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. quando non abbia carattere decisorio e cioè non sia fondato su questioni (quali il difetto di giurisdizione, l’assenza dello stato di insolvenza) che non consentano l’accesso alla successiva fase fallimentare e alla consequenziale declaratoria di fallimentare. Al di fuori di tali ipotesi, infatti, la decisorietà è acquisita soltanto con la dichiarazione di fallimento, in difetto della quale il debitore può proporre nuova domanda di concordato.

3 luglio 2014

(Francesco Lirangi – f.lirangi@lascalaw.com)

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