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La revoca cautelare dell’amministratore di s.r.l.: presupposti e limiti

Trib. Nola, 28 dicembre 2011

Massima: “Il rimedio cautelare della revoca degli amministratori, esperibile sia in corso di causa sia prima dell’introduzione del giudizio di merito, è un rimedio strumentale esclusivamente ad un giudizio di responsabilità degli amministratori. Il socio che azioni questo rimedio deve, pertanto, allegare non solo le gravi irregolarità di gestione ma anche il “fumus” che tali gravi irregolarità abbiano prodotto un danno il cui risarcimento verrà richiesto nel giudizio di merito”  (leggi la sentenza per esteso)

Il Tribunale di Nola, con sentenza emessa in data 28 dicembre 2011, è intervenuto in materia di revoca cautelare dell’amministratore di società a responsabilità limitata, così confermando come il dibattito giurisprudenziale e dottrinale sul punto – avviato con la Riforma del diritto societario del 2003 – non è ancora giunto ad un’univoca (e definitiva) interpretazione.

Innanzitutto, la pronuncia in esame cerca di capire se la revoca cautelare debba qualificarsi come provvedimento anticipatorio di una sentenza (di merito), costitutiva, di revoca dell’amministratore oppure se essa debba qualificarsi necessariamente quale provvedimento anticipatorio (e, per taluni, anche conservativo) di una sentenza di merito volta ad accertare se sia configurabile o meno una responsabilità da inadempimento contrattuale in capo all’amministratore e, dunque, se la società abbia diritto di ottenere il risarcimento dei danni dalla stesa patiti in ragione della mala gestio dell’amministratore.

A riguardo, ci sono innumerevoli e diversi orientamenti, primo fra tutti, quello che ritiene che la revoca cautelare sia una misura di competenza esclusiva dell’Assemblea; diversamente si verrebbe a quasi a minare l’intero impianto della novella basato, proprio, sulla centralità del socio e, dunque, dell’Assembela.

Secondo altri, invece, la volontà del legislatore era proprio quella di consentire alla minoranza non solo di promuovere l’azione sociale di responsabilità dell’amministratore, ma anche quella di richiedere ed ottenere la revoca cautelare dello stesso, tesi, peraltro, confermata dal venir meno dell’azione di cui all’art. 2409 c.c..

Secondo il giudice di Nola, invece, la tutelare cautelare – sia essa ante causam o in corso di causa – può e deve essere strumentale alla sola azione di responsabilità (ed alla conseguente pretesa risarcitoria). Tanto che, se l’azione di responsabilità dovesse rivelarsi fondata, la revoca sarebbe definitiva; in caso di rigetto, invece, l’amministratore verrebbe reintegrato.

Diversamente, non avrebbe senso promuovere un procedimento di merito diretto ad ottenere la revoca di amministratore, nei fatti, già revocato nel corso del procedimento cautelare.

Conseguentemente, il socio che intenda ottenere la revoca in via cautelare dell’amministratore dovrà  dimostrare che la mala gestio (e le gravi irregolarità) ha prodotto un danno (che, secondo, orientamento costante può essere anche solo potenziale, potendo parlarsi anche di mero “pericolo di danno”) alla Società, il cui risarcimento verrà richiesto in sede di merito.

(Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com)

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