Il deposito cauzionale equivale a consegna materiale

La restituzione del prezzo di aggiudicazione è possibile, ma con i giusti mezzi!

“In tema di processo esecutivo, ogni questione relativa alla validità ed efficacia dell’aggiudicazione e della vendita forzata deve essere fatta valere, tanto dalle parti della procedura quanto dall’aggiudicatario, nell’ambito del processo stesso e attraverso i rimedi impugnatori ad esso connaturali (…)”.

Questo il principio di diritto enunciato dalla Cassazione con una recente Ordinanza.

Il caso esaminato concerne un’azione di ripetizione avanzata dall’aggiudicataria di un immobile all’asta nei confronti del creditore procedente, dopo aver adempiuto al pagamento del relativo prezzo e aver ottenuto il decreto di trasferimento. La ragione? Una discrepanza in termini di superficie tra quella reale dell’immobile e quella individuata nella relazione di stima.

Ci si interroga, quindi, se un errore commesso dal consulente tecnico possa giustificare un’autonoma azione da parte dell’aggiudicataria.

I Giudici di legittimità sottolineano l’importanza dei rimedi impugnatori endoesecutivi (in particolare, l’opposizione agli atti), che risultano connaturati all’azione esecutiva stessa. In nessun caso, infatti, sarebbe ammissibile una domanda giudiziale incardinata ex novo, ossia successivamente alla chiusura del processo esecutivo, eccetto qualora l’ordinaria diligenza delle parti non fosse sufficiente a scongiurare invalidità ed inefficacia dell’aggiudicazione.

In concreto, l’aggiudicataria avrebbe potuto rilevare ictu oculi la divergenza di superficie reale e di planimetria, avendo visitato personalmente l’immobile in epoca antecedente alla gara, e conseguentemente avrebbe potuto agire con l’opposizione agli atti esecutivi.

La mancanza di tale impulso e di tempestività non è, quindi, idonea a giustificare l’invocazione né dell’ipotesi di aliud pro alio, che in ogni caso risulterebbe sottoposta al medesimo principio di diritto in titolo richiamato, né tanto meno dell’ipotesi di evizione parziale.

Si deve, quindi, concludere che in caso di anomalie nel processo coattivo e nell’aggiudicazione, ivi compresa l’ipotesi di contestazione del prezzo, i rimedi previsti dall’ordinamento ed evidenziati, ulteriormente, dalla giurisprudenza di legittimità come endoesecutivi sono costituiti dalle opposizioni di cui al libro terzo del codice processuale civile.

Così, le autonome azioni di ripetizione, quand’anche esperite in via parziale, nei confronti dei creditori che partecipano al riparto ovvero nei confronti del debitore sull’eventuale residuo, devono considerarsi inammissibili.

Ciò specialmente laddove dalle contestazioni (i.e. l’errore nell’indicazione della superficie espressa in metri quadrati all’interno della perizia estimativa) non si rileva un’effettiva incidenza delle anomalie sul prezzo, come nel caso di aggiudicazione per rilanci e non in virtù di prezzo base d’asta.

Cass., Sez. III, Ord., 20 ottobre 2020, n. 22854

Melissa Rapelli – m.rapelli@lascalaw.com

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