A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

La responsabilità solidale ed illimitata ex art. 2291 c.c. opera nei rapporti tra soci?

La Corte di Cassazione, con la sentenza pubblicata il 19 ottobre 2016 n. 21066, affronta il tema della responsabilità illimitata e solidale dei soci di s.n.c. ex art. 2291 c.c. nei loro rapporti “interni”, qualora uno di essi agisca nei confronti dell’altro per ottenere ristoro del proprio credito maturato nei confronti della società.

Il caso di specie, riguarda le pretese risarcitorie di un socio che aveva locato un immobile – di cui era comproprietario con l’altro socio –  alla società. In virtù del mancato pagamento dei canoni di locazione da parte di quest’ultima, il socio-ricorrente aveva ottenuto dal Tribunale un decreto ingiuntivo sia nei confronti della società, sia nei confronti dell’altro socio. Il socio contro cui era stato emesso decreto ingiuntivo faceva opposizione al decreto ingiuntivo e, stante la conferma del decreto ingiuntivo (ed il rigetto dell’opposizione), dapprima in primo grado e poi anche in appello, ricorreva in Cassazione.

La Corte ha quindi dovuto approfondire la ratio alla base della responsabilità illimitata e solidale tra soci di cui all’art. 2291 c.c., ed ha affermato come essa risieda nella necessità che i terzi facciano affidamento sul patrimonio dei soci oltre che di quello della società che potrebbe risultare – peraltro – di difficile valutazione.

Inoltre, la solidarietà tra i soci assicura che ai terzi sia garantita “l’indifferenza ad ogni questione attinente ai rapporti interni tra gli associati e, in ultima analisi, al modo e alla misura in cui l’obbligazione deve essere tra questi ripartita”.

Conseguenza di tali osservazioni, è l’insussistenza nei confronti dei soci di dette esigenze di tutela, di tal ché – nei rapporti “interni” tra soci – non opera il principio di responsabilità illimitata. Conclusione perfettamente compatibile con il principio generale espresso dall’art. 1299 c.c., che limita l’azione di regresso tra obbligati solidali alla sola quota del debito gravante su ciascuno di essi.

Orbene, ritiene la Corte che “nei rapporti tra i soci di una società in nome collettivo (e a prescindere dal titolo dell’azione fatta valere nei confronti della società) debba escludersi l’applicazione del principio della responsabilità solidale illimitata di ciascuno di essi per le obbligazioni sociali di cui all’art. 2291 c.c., principio dettato esclusivamente a tutela dei terzi estranei alla società e quindi solo nei riguardi di questi operante.

Ciò in conseguenza della stessa struttura delle società di persone, cui l’ordinamento riconosce mera soggettività, ma non personalità giuridica perfetta, cioè una autonomia patrimoniale limitata, sancita da regole che hanno il precipuo scopo di garantire la tutela degli interessi dei terzi che hanno con essa contrattato, e che, di conseguenza, non avrebbero ragione di operare e non possono trovare applicazione nei rapporti tra i soci stessi”.

Cass., Sez. III, 19 ottobre 2016, n. 21066 (leggi la sentenza)

Matteo Marcianom.marciano@lascalaw.com

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