L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

La responsabilita’ precontrattuale ha natura contrattuale o extracontrattuale?

La responsabilità precontrattuale, ai sensi degli artt. 1337 e 1338 c.c., è inquadrabile nella responsabilità di tipo contrattuale da “contatto sociale qualificato”, inteso come fatto idoneo a produrre obbligazioni, ai sensi dell’art. 1173 c.c. e dal quale derivano, a carico delle parti, non obblighi di prestazione ai sensi dell’art. 1174 c.c., bensì reciproci obblighi di buona fede, di protezione e di informazione, ai sensi degli artt. 1175 e 1375 c.c., con conseguente applicabilità del termine decennale di prescrizione ex art. 2946 c.c. (Cassazione Civile, sez. I, sentenza 12/07/2016 n° 14188).

Questa è la conclusione cui è giunta la Suprema Corte nella sentenza in commento in merito all’annosa questione della natura della responsabilità precontrattuale.

In passato la Corte di Cassazione si era sempre espressa in favore della natura extracontrattuale della responsabilità precontrattuale, in virtù del fatto che tra le parti durante la fase di trattative non è ancora sorto il vincolo contrattuale e che le stesse, pertanto, non sono tenute a rispettare le obbligazioni contrattuali, ma solo il principio generale del neminem ledere, ex art. 2043 c.c.

Da tale concezione della responsabilità precontrattuale derivavano tutta una serie di conseguenze. In particolare, in relazione alla prescrizione, trovava applicazione il termine quinquennale, mentre con riferimento all’onere probatorio, quest’ultimo veniva posto a carico del danneggiato che era chiamato a provare non solo l’esistenza e l’entità del danno, ma anche la sussistenza del dolo o della colpa in capo al  danneggiante.

Con questa pronuncia, invece, gli ermellini cambiano completamente rotta, sostenendo la natura contrattuale della responsabilità precontrattuale, la quale trova il suo fondamento nel “contatto sociale tra le parti” che “è qualificato dall’obbligo di buona fede e dai correlati obblighi di informazione e di protezione, in quanto dà adito ad un reciproco affidamento dei contraenti”.

Ad avviso della Suprema Corte, infatti, dalla responsabilità precontrattuale non deriverebbero obblighi di prestazioni tra le parti, come avviene per le obbligazioni connesse alla stipula di un contratto, ma obblighi di protezione riconducibili, nonostante l’assenza di un atto negoziale, a una responsabilità prossima a quella contrattuale. Questo tipo di considerazioni implicano, quindi, che “l’elemento qualificante di quella che può ormai denominarsi “culpa in contrahendo” solo di nome, non è più la colpa, bensì la violazione della buona fede che, sulla base dell’affidamento, fa sorgere obblighi di protezione reciproca tra le parti”.

Sara Severoni – s.severoni@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Vado a stare da papà

Il giudice deve fare riferimento al valore corrispondente all’entità della domanda mentre, in cas...

Contratti

Il legislatore - probabilmente nell’ottica di salvaguardare il sacro principio dell’autonomia co...

Contratti

Vado a stare da papà

Non va accolta l’istanza di sfratto per morosità proposta dal locatore di un immobile ad uso abit...

Contratti

X