Responsabilità Civile

La responsabilità per attività pericolosa in caso di scavi del vicino

Cass., sez. III Civile, 18 febbraio 2015, n. 10131

La Corte di Cassazione, sez. III Civile, con sentenza del 18 febbraio, n. 10131 ha ricordato che per attività pericolose, di cui all’art. 2050 c.c., si intendono non solo quelle che tali sono qualificate dalla legge di pubblica sicurezza o da altre leggi speciali, ma anche quelle altre che comportano la rilevante possibilità del verificarsi di un danno, per la loro stessa natura o per le caratteristiche dei mezzi usati.

L’attività è pericolosa non solo nel caso di danno che sia conseguenza di una azione ma anche nell’ipotesi di danno derivato da omissione di cautele che in concreto sarebbe stato necessario adottare in relazione alla natura dell’attività esercitata alla stregua delle norme di comune diligenza e prudenza; per cui, di regola, l’attività edilizia, massimamente quando comporti rilevanti opere di trasformazione o di rivolgimento o spostamento di masse terrose e scavi profondi ed interessanti vaste aree, non può non essere considerata attività pericolosa ai fini indicati dalla detta norma (Cass., 10 febbraio 2003, n. 1954).
Nel caso in esame gli scavi eseguiti nel terreno da un vicino della parte danneggiata avevano una profondità di m. 5,50 sotto il livello del piano di calpestio, come accertato dal giudice di merito, pertanto, secondo la Cassazione, era stata correttamente ritenuta la responsabilità ex art. 2050 c.c. dei proprietari del terreno ove furono eseguiti i lavori.
Costituisce, infatti, jus receptum nella giurisprudenza della Suprema Corte l’affermazione che il proprietario che fa eseguire nel suo fondo opere di escavazione, risponde direttamente del danno che a causa di essi sia derivato al fondo confinante.

9 giugno 2015

Walter Pirracchio – w.pirracchio@lascalaw.com

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