legittimazione passiva

La responsabilità per omessa vigilanza di Consob

La decisione della Suprema Corte in tema di responsabilità risarcitoria della Consob per omessa vigilanza ha sicuramente una duplice importanza: la prima interessa la responsabilità dell’“organo di garanzia del risparmio”, la seconda, non meno importante, è quella relativa alla interpretazione dell’art. 1310 c. c. (in tema di prescrizione).

La vicenda, per certi versi nota alle cronache giudiziarie, riguarda le malversazioni compiute – verso la metà degli anni ‘90 – da parte di un agente di cambio in danno di investitori, i quali hanno agito poi nei confronti della Consob al fine di vedere accertata e dichiarata la responsabilità della stessa per omessa vigilanza sull’agente.

Con riferimento all’istituto della prescrizione, infatti, la Suprema Corte – a fronte dell’impugnazione di Consob (con deduzione della violazione e falsa applicazione della norma) – ha reso una interpretazione assai rilevante (con motivazione molto articolata) della prescrizione statuendo così che l’art. 1310, comma 1, c.c. trova applicazione anche nelle ipotesi in cui il fatto dannoso sia stato cagionato da più azioni o omissioni costituenti fatti illeciti distinti anche diversi; l’eventuale diversità dei diritti di credito, immanente al carattere determinato di ciascuno di essi, non va venire meno la solidarietà passiva.

La ratio della decisione trae fondamento dall’accertamento della solidarietà passiva (ex art. 2055 c. c.) di Consob con quella dell’agente, di talché una volta accertata “l’esistenza della solidarietà passiva non può essere negata l’applicabilità della relativa disciplina, ed in particolare quella relativa della prescrizione”.

La ragione della responsabilità risarcitoria di Consob è ricondotta da parte della Suprema Corte sotto l’alveo dell’illecito conseguente alla omessa vigilanza.

Secondo la Corte di legittimità “il sistema dei controlli e relative sanzioni spettanti alla CONSOB era diretto alla tutela “dell’interesse alla correttezza del comportamento degli intermediari finanziari, per i riflessi che ne possono derivare sul buon funzionamento dell’intero mercato” (Cass., Sez. Un., 19 dicembre 2007, n. 26725), essendo la CONSOB non soltanto “organo di vigilanza del mercato dei valori, ma… anche organo di garanzia del risparmio pubblico e privato” (Cass. 23 marzo 2011, n. 6681)”. Prosegue il Collegio “[Ne deriva] che la CONSOB, nella veste ad essa riconosciuta dal legislatore di “organo di garanzia del risparmio”, continua Cass. 12 aprile 2018, n. 9067, era assoggettata già all’epoca ad un vero e proprio obbligo giuridico di impedire o circoscrivere, nei limiti del possibile, il danno poi verificatosi a carico delle originarie parti attrici mediante l’esercizio dei propri poteri di vigilanza, danno scaturente da una condotta dell’agente di cambio di cui la CONSOB, alla stregua del parametro di diligenza di cui all’art. 1176 c.c., comma 2, a seguito della “notizia di irregolarità risalente al 1994” di cui dà conto la sentenza impugnata, avrebbe dovuto avvedersi, adottando, nel più breve tempo giustificabile in termini di osservanza del menzionato parametro di diligenza, le possibili contromisure”.

L’obbligo di intervento da parte di Consob e la sua omessa vigilanza, quindi, sono fonte di responsabilità risarcitoria diretta nei confronti degli investitori, atteso che con un giudizio controfattuale risultava accertato che l’eventuale vigilanza dell’autorità avrebbe impedito il verificarsi delle malversazioni.

Cass., Sez. III Civ., 17 gennaio 2019, n. 1070

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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