L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

La responsabilità del socio “ispiratore” di scelte gestorie

La responsabilità del socio ex art. 2476, settimo comma, c.c. ancorchè non sussumibile in quella dell’amministratore di fatto o di diritto (che presuppone un’ingerenza continuata e non occasionale e che va parametrata gli obblighi di legge e di statuto), opera in tutti i casi in cui si verifichi un’effettiva influenza nella gestione della società.

A tal fine, è necessario prendere in considerazione “tutte quelle manifestazioni di volontà espresse dai soci, anche in forme non istituzionali e meramente ufficiose, ma tali in ogni caso da evidenziare l’ingerenza o anche l’influenza effettiva spiegata da costoro sugli amministratori”.

Il Tribunale di Milano con la sentenza n. 8031/2019 ha accertato la responsabilità ex art. 2476, 7° comma, c.c. di un socio – fratello dell’amministratore di una società a r.l. (poi deceduto) – che aveva partecipato ed addirittura ‘ispirato’ alcune scelte gestorie rivelatesi gravemente dannose per la società, tanto da divenire amministratore di fatto.

In particolare, i giudici hanno chiarito che, pur non essendo agevole nel caso di specie ricondurre la condotta del convenuto nell’ambito della responsabilità del socio o dell’amministratore di fatto  – considerati, da un lato, il rapporto di parentela fra i due convenuti e, dall’altro lato, le condotte ed il ruolo di fatto svolto dal convenuto nei momenti cruciali della vita della società – “data l’indubbia intenzionalità delle condotte a lui addebitate, con particolare riferimento a quelle omissive – l’art. 2476 settimo comma c.c. esime dalla prova di un’ingerenza sistematica e non occasionale e dunque deve essere assunto come parametro di riferimento per l’esame delle singole condotte addebitate al socio”.

Nel caso specifico, è stato contestato al socio-amministratore di fatto di aver posto in essere condotte lesive degli interessi sociali, per aver ritardato con omissioni, inerzia e finanche con esplicita opposizione il perfezionamento dei contratti di vendita di alcune unità immobiliari; così facendo il socio avrebbe impedito alla società di incassare il corrispettivo e di trarre frutti dal godimento di terzi (mancato percepimento di canoni), causando peraltro un aggravamento dell’esposizione della società verso il sistema bancario.

Chiarito quanto precede, l’effettiva ingerenza del socio nelle scelte gestorie e nell’operatività della società e dunque la sua responsabilità ex art. 2476, 7 comma, c.c. è stata dimostrata, nel caso di specie, da numerosi documenti e da prove testimoniali da cui è emerso come il socio frequentemente si sostituisse all’amministratore, partecipasse – in rappresentanza di questi – in assemblea, interloquisse con il curatore speciale della società, consultasse periodicamente la documentazione contabile, firmasse la corrispondenza, etc.

La sentenza in commento ribadisce dunque come la norma in questione (art. 2476, 7° comma, c.c.) sia espressione della ratio legis volta a responsabilizzare tutti i soggetti che – di fatto – partecipano, anche in modo episodico e non continuativo, alla gestione della società.

Trib. Milano, Sez. Specializzata, 9 settembre 2019, n. 8031

Gianluca Guerrini – g.guerrini@lascalaw.com

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