Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

La responsabilità degli organi amministrativi e di controllo nel depauperamento del patrimonio sociale

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Firenze ha accolto parzialmente la domanda proposta da una Banca nei confronti degli amministratori, dei sindaci e del Direttore Generale di una società in concordato preventivo, condannando questi ultimi a risarcire il danno derivante dal depauperamento del patrimonio della società e dalla conseguente perdita del credito della Banca.

In particolare, l’Istituto di credito evidenziava che, nei tre anni precedenti all’emersione del dissesto e alla conseguente presentazione della domanda di concordato, sarebbero state poste in essere alterazioni contabili volte ad occultare l’intervenuta perdita del capitale sociale, tra cui la registrazione di fatture false e la contabilizzazione di partecipazione e oneri di valore non corrispondente al reale. In tal modo, omettendo l’adozione immediata delle iniziative imposte dagli artt. 2446-2447-2484 c.c., gli organi di gestione avrebbero violato l’obbligo di conservare il patrimonio sociale, ai fini della sua liquidazione in favore dei creditori, mentre i sindaci si sarebbero resi responsabili per l’omesso controllo e contrasto dell’indebita prosecuzione dell’attività sociale.

Il Giudice, nell’accogliere parzialmente la domanda risarcitoria, ha sostanzialmente accolto la prospettazione della Banca attrice in relazione alle condotte illecite poste in essere da sindaci e amministratori, rilevando che sia i costi per sanzioni e interessi dovuti all’Erario a seguito della registrazione di fatture false, sia l’aggravamento del dissesto in conseguenza dell’indebita prosecuzione dell’attività costituiscono danno risarcibile, con le precisazioni di seguito esposte.

L’identificazione dei soggetti responsabili

Il Tribunale fiorentino ha evidenziato che una responsabilità è certamente da ascrivere, seppur con un diverso grado di colpa, tanto all’amministratore delegato quanto agli amministratori non operativi. Infatti, gli atti contestati nel caso di specie non sono classificabili come singoli atti di gestione, di cui potrebbe essere ritenuto responsabile soltanto l’A.D. che li ha posti in essere, ma atti collegiali imputabili e tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione, i quali sono tenuti a redigere bilanci veritieri e a conservare il patrimonio sociale, verificando l’esattezza di quanto vanno attestando; le medesime considerazioni sono state applicate dal Giudice in relazione all’evasione fiscale conseguente alla registrazione di fatture false, che non poteva essere ignorata dagli amministratori, ancorché non operativi.

Del pari, il Tribunale ha ritenuto responsabili i sindaci, il cui obbligo specifico è di vigilare con professionalità e diligenza sull’osservanza della legge e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione sanciti dagli artt. 2403 c.c. e 2407 c.c., adottando, se del caso, le opportune misure di contrasto (art. 2406 c.c.), misure che nel caso di specie il Collegio Sindacale non ha adottato né in sede di redazione dei bilanci né nel corso dei successivi atti di gestione.

Quanto, invece, al Direttore Generale, il Giudice ha effettuato una distinzione tra (a) la fattispecie di alterazione dei dati di bilancio, in merito alla quale il D.G. non è stato ritenuto responsabile neppure a titolo di colpa, atteso che la Banca attrice non aveva fornito alcuna prova che egli avesse partecipato alla redazione dei bilanci o omesso l’adozione di atti, quale la convocazione dell’assemblea per la ricapitalizzazione, di competenza esclusiva di amministratori e sindaci, e (b) la fattispecie della registrazione di fatture false, in relazione alla quale, al contrario, “non può dubitarsi che il D.G. debba rispondere, poiché la ricezione e accettazione di fatture di terzi, previa verifica della loro rispondenza agli impegni contrattuali e della loro esecuzione, rientra a pieno titolo nelle funzioni degli uffici amministrativi dei quali il D.G. è a capo”.

Alla luce di tali considerazioni, il Giudice procedeva quindi a una quantificazione delle percentuali di responsabilità dei singoli convenuti, tenuto conto del numero di illeciti e del grado di colpa (o dolo) ascrivibile a ciascuno di essi.

Il danno e il risarcimento

Il Tribunale fiorentino ha invece rilevato come la quantificazione del danno proposta dalla Banca, che, dopo aver concluso accordi transattivi con alcuni esponenti della società debitrice, aveva chiesto la condanna dei convenuti rimasti in causa al pagamento dell’importo pari alla parte del proprio credito corrispondente alle quote di responsabilità suggerite dal CTU per ciascun convenuto, dovesse essere ridimensionata.

In primo luogo, infatti, ribadito che gli amministratori e i sindaci dovessero rispondere sia dei danni da prosecuzione dell’attività sia delle sanzioni fiscali, mentre il D.G. soltanto di queste ultime e nelle percentuali quantificate sulla base dei criteri sopra riportati, il Giudice concludeva che i danni complessivamente subiti dalla società, il cui ammontare determina il danno indiretto risarcibile ai singoli creditori ex art. 2394 c.c., non potessero essere superiori all’aggravamento del disavanzo patrimoniale verificatosi nel periodo considerato a causa della prosecuzione dell’attività di impresa, atteso che solo tale danno può essere causalmente ricondotto alla specifica condotta di mala gestio posta alla base del giudizio de quo; a tale importo deve poi essere aggiunto l’intero ammontare delle sanzioni fiscali, quale conseguenza del secondo titolo di responsabilità.

Inoltre, il Giudice ha ritenuto che alla pretesa risarcitoria della Banca dovesse in ogni caso essere sottratta la quota di credito già prevista in pagamento nel piano di concordato, sebbene non ancora omologato, poiché tale percentuale non può essere considerata “danno” e, se risarcita come tale, avrebbe condotto a un’ingiustificata duplicazione del pagamento.

Infine, il Collegio ha evidenziato la necessità di tenere conto delle soluzioni transattive intervenute tra la Banca e alcuni dei convenuti e la somma complessivamente ricevuto dall’attrice all’esito delle stesse. In particolare, pur rilevando che tali transazioni erano state stipulate pro quota e non avevano determinato l’estinzione dei debiti degli altri coobbligati, il Tribunale fiorentino, ribadendo un consolidato orientamento della Corte di Cassazione, ha precisato che le stesse avevano avuto il duplice effetto di sciogliere il vincolo di solidarietà tra i debitori firmatari degli accordi e di ridurre il credito di questi ultimi secondo il seguente criterio:

  • in misura pari al pagamento previsto in transazione, se uguale o superiore a quello corrispondente alla quota di corresponsabilità attribuibile al debitore che l’ha sottoscritta,
  • in misura pari alla quota di corresponsabilità del debitore che ha transatto, se il pagamento concordato è inferiore a quello ad essa corrispondente”.

In conclusione, il Tribunale di Firenze ha accolto parzialmente la domanda di risarcimento avanzata dalla Banca, procedendo quindi alla quantificazione del risarcimento complessivamente dovuto nei limiti sopra indicati e liquidando le spese di lite a favore dell’Istituto di credito.

Trib. Firenze, Sez. Imprese,19 settembre 2019, n. 2628

Eleonora Gallina – e.gallina@lascalaw.com

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