Contenzioso finanziario

La responsabilità degli intermediari finanziari nel default della Lehman Brothers ed il ruolo di PattiChiari: due sentenze in contrasto all’orientamento espresso dal Tribunale di Torino

All’inizio di quest’anno un fulmine colpì molti intermediari finanziari i quali scoprivano, con un certo stupore, di essere responsabili per le perdite subite da parte degli investitori con riguardo alla negoziazione di titoli obbligazionari emessi dalla Lehman Brothers.

La nota sentenza emessa dal Tribunale di Torino aveva accertato, infatti, la responsabilità di un intermediario finanziario, consorziato a PattiChiari, sostenendo che le perdite derivanti all’investitore erano direttamente riconducibili alla pretesa violazione di un obbligo di informazione continuativa assunto convenzionalmente da parte della Banca, la quale avrebbe dovuto informare il cliente della necessità di vendere le obbligazioni detenute in portafogli.

Al di là di ogni valutazione tecnico finanziaria inerente il principio della domanda ed offerta e degli eventuali esiti che potevano emergere dal mercato mobiliare, nel caso in cui tutte le emissioni obbligazionarie di Lehman Brothers fossero state riversate sui mercati borsistici, dobbiamo qui esaminare quale sia la ratio giuridica sottesa alla prima pronuncia e raffrontare tale decisione rispetto alle ultime che, viceversa, hanno confermato l’insussistenza di un obbligo informativo in ragione della mancata verficazione degli eventi che avrebbero dovuto determinare tale obbligo.

Cominciamo con il rilevare che il Tribunale di Torino ha riconosciuto la sussistenza di un obbligo di informativa continuativa non in ragione di quanto previsto dall’21 del T.U.F e 28 Regolamento Consob n. 11522/1998 (applicabile ratione temporis), bensì nella previsione contenuta nell’ordine di acquisto dei titoli oggetto di causa, laddove veniva affermato che “il titolo fa parte dell’elenco di obbligazioni a basso rischio-rendimento emesso alla data dell’ordine e redatto nell’ambito del progetto Patti Chiari. N.B. in base agli andamenti di mercato il titolo potrà uscire dall’elenco successivamente alla data dell’ordine. Il cliente sarà tempestivamente informato se il titolo subisce una variazione significativa del livello di rischio”.

Secondo il Giudice di merito tale “inserzione … costituisce una vera e propria pattuizione contrattuale ed integra dunque una fonte di obblighi di natura convenzionale specificamente assunti dalla banca nei confronti del suo cliente investitore” e, dunque, la Banca era onerata (entro due giorni) a comunicare la “variazione significativa del livello di rischio”.

Non vi è dubbio circa il fatto che sul significato di tale ultima frase si incentra l’intero casus belli.

Secondo il Tribunale, infatti, il risarcimento del danno sarebbe direttamente riconducibile alla perdita di chance subita da parte dell’investitore il quale  non sarebbe stato messo nelle condizioni di vendere “al meglio”, in data 12 settembre 2008 (individuata dal Giudice come data nella quale si sarebbe verificata la variazione significativa del livello di rischio), le obbligazioni oggetto di causa.

In sentenza, non vengono affrontati temi quali la dimostrazione (effettiva e reale) della circostanza per la quale il cliente, tempestivamente informato, avrebbe accettato di vedere i titoli obbligazionari dallo stesso detenuti con evidenti perdite in linea capitale, nonché il controvalore che sarebbe stato realizzato se la vendita dei titoli fosse avvenuta “al meglio”.

L’eco della sentenza è stato enorme, tuttavia il seguito a tale pronuncia non lo è stato altrettanto.

Di segno contrario, infatti, sono state le pronunce del Tribunale di Novara e del Tribunale di Roma, secondo i quali i titoli Lehman Brothers non avevano subito affatto quella “variazione significativa del livello di rischio”, tale da comportare l’obbligo informativo da parte degli intermediari finanziari.

In particolare, il Tribunale di Novara, addirittura esaminando ed in parte condividendo i ragionamenti espressi dal collega piemontese, giunge ad affermare che “la semplice flessione del prezzo dei titoli, se accompagnata dalla stabile permanenza di un rating positivo presso le agenzie internazionali, come avvenuto nel caso dei titoli Lehman, non possa ritenersi circostanza tale da indurre gli intermediari a formulare una valutazione di rischio in termini negativi: valutazione che sarebbe diversa e prevaricante rispetto alla valutazione di stabilità del rischio risultante dalla rimasta immutata valutazione di rating espressa dalle principali agenzie internazionali”.

La sentenza peraltro affronta in termini scientifici e corretti sia il livello di rischio dei titoli Lehman, sia il valore tecnico ed effettivo dei Credit Default Swap ai fini dell’accertamento della conoscibilità del possibile default della Banca d’affari statunitense.

Conclude il Tribunale di Novara che “deve concludersi che la banca convenuta, non essendosi trovata nella reale possibilità di cogliere tempestivamente il mutamento del rischio dei titoli in oggetto, non possa essere rimproverata di alcuna violazione dell’obbligo di monitoraggio e informazione obbligo di fonte convenzionale che ha espressamente assunto nei confronti del cliente mediante l’adesione al Consorzio Patti Chiari”.

Anche il Tribunale di Roma ha concluso in ordine alla insussistenza di un obbligo da parte della Banca di informare l’investitore del preteso aumento del rischio in relazione alla negoziazione dei titoli Lehman Brothers, confermando che “dall’esame della “Guida Pratica” relativa alle obbligazioni incluse nell’Elenco Patti Chiari: emerge che le Banche aderenti al Consorzio Patti Chiari avevano assunto, nel confronti dei propri clienti, l’obbligo di avvisare il cliente in caso di uscita del titolo dall’Elenco a causa dell’abbassamento dei rating sotto la soglia A- o se le. oscillazioni del prezzo del titolo avessero fatto «salire il “valore a rischio” oltre il valore soglia”», corrispondente ad una riduzione dl valore superiore .all’1% su base settimanale”, tuttavia tale onere di informazione non era stato dimostrato non avendo l’attore provato l’abbassamento del grado di rating ovvero “l’innalzamento, oltre il “valore soglia”, del VAR delle predette obbligazioni prima del loro default”.

(Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com)

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