Contenzioso finanziario

La repentinità dell’evoluzione dei titoli emessi dalla Lehman Brothers, esclude la violazione dell’informativa aggiuntiva dell’intermediario finanziario aderente al consorzio “patti chiari”

Tribunale di Milano, 8 ottobre 2014 

Con sentenza dell’8.10.2014, il Tribunale di Milano si è pronunciato sul tema della “rischiosità” dei titoli emessi dalla Lehman Brothers, nonché della prevedibilità del default, collocandosi in linea con la copiosa Giurisprudenza di merito, secondo cui gli intermediari non potevano affatto disporre di dati particolari dai quali desumere il rischio di insolvenza dell’emittente.

Nel caso di specie, l’investitore contestava l’inottemperanza da parte della Banca intermediaria agli obblighi informativi con riguardo al momento dell’acquisto, nonché alla fase successiva sino alla dichiarazione del default.

Il Giudice adito, per quanto attiene alla fase dell’acquisto, ha implicitamente escluso l’idoneità dei Credit Default Swap (CDS) a operare quale “termometro del rischio di default del soggetto di riferimento”, poiché “quali strumenti derivati, rimangono a loro volta soggetti a operazioni di investimento e, quindi, a fenomeni di minore o maggiore speculazione, per cui oscillazioni delle quotazioni, salvo che nei casi più evidenti, possono essere ricollegati a ragioni di mercato non strettamente riconducibili a una effettiva variazione del rischio di default”.

Con riguardo, invece, agli obblighi informativi successivi all’acquisto dei titoli, il Tribunale Meneghino ha correttamente osservato che “la pretesa informativa (…) risulta contraddetta dalla natura del rapporto contrattuale stipulato con la banca, ossia un contratto di negoziazione titoli e non di gestione del portafoglio mobiliare; solo con questo secondo rapporto negoziale, infatti, l’intermediario assume un obbligo di consulenza insito nella gestione, con conseguente onere informativo perdurante per tutta la durata dell’investimento; con il e più diffuso contratto, viceversa, l’intermediario finanziario rimane tenuto a ottemperare agli obblighi informativi sussistenti con riferimento al momento dell’investimento, rimanendo onere dell’investitore seguire il proprio portafoglio, monitorare l’andamento e assumere decisione di investimento e disinvestimento ritenute più opportune”.

Fermo l’inquadramento del rapporto, con i conseguenti obblighi informativi che ne derivano, è stato altresì affermato che “sino alla data del default non si erano registrate variazioni dei parametri individuati come indice di sicurezza, in riferimento ai quali è stata contratta l’obbligazione informativa aggiuntiva conseguenza dell’adesione dell’intermediario al Consorzio Patti Chiari e all’inserimento delle obbligazioni in questione fra i titoli considerati a basso rischio”.

Ne consegue che, con particolare riferimento ai contestati mancati avvertimenti dovuti in forza dell’obbligo informativo specifico assunto dall’intermediario con il richiamo alla disciplina dei c.d. Patti Chiari, è da escludersi la violazione da parte della Banca agli obblighi informativi su di essa gravanti, atteso che la “repentinità dell’evoluzione del tiolo, materialmente ha precluso agli intermediari finanziari di notificare alla clientela il mutamento delle informazioni rese in precedenza”.

22 ottobre 2014

Carmela Prencipe – c.prencipe@lascalaw.com

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