La relazione del professionista nel concordato preventivo

Nel concordato con continuità aziendale, il mancato deposito dell’integrazione della relazione attestativa ex art. 186-bis, 2 co. L. Fall. del professionista, rende inammissibile la domanda.

E’ quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Milano che, chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità di una domanda di concordato preventivo con continuità aziendale, ha chiarito quali siano le conseguenze in caso di omesso deposito della relazione integrativa del professionista.

Nel dare risposta all’interrogativo prospettato, il Collegio ha richiamato l’art. 186 bis, 2 co. L. Fall., a mente del quale “la relazione del professionista di cui all’art. 161, terzo comma, deve attestare che la prosecuzione dell’attività di impresa prevista dal piano di concordato è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori .

Nello specifico, il dato testuale annovera tra gli elementi della domanda di concordato con continuità aziendale proprio quello dell’attestazione rilasciata dal professionista; contenuto che, quindi, viene a costituire elemento essenziale del piano.

Ciò in quanto, ha ribadito la Corte, l’attestazione rilasciata dal professionista investe sia la valutazione dei dati utilizzati per la redazione del business plan, e cioè quei dati che costituiscono la base di elaborazione delle prognosi contenute nel piano, quanto a porsi da garanzia a che la prosecuzione dell’attività di impresa prevista dal piano di concordato sia funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori.

Di qui, la conclusione a cui è giunto il Collegio di ritenere che un piano non accompagnato da detta specifica attestazione è un piano incompleto, e di conseguenza la relativa domanda di concordato inadeguata rispetto alla funzionalità supra evidenziata.

Quindi, secondo le prescrizioni imperative del citato articolo, laddove si sia in presenza di una domanda di concordato con continuità aziendale in cui sia stata omessa la relazione integrativa del professionista di cui all’art. 186-bis, co. 2 Legge Fall., essendo tale elemento requisito formale e sostanziale, non si potrà evitare la declaratoria di definitiva inammissibilità.

Corte di Appello di Milano, Sez. IV, 22 marzo 2017, n.1210 (leggi la sentenza)

Luigia Cassotta – l.cassotta@lascalaw.com

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