La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

La relazione tra cedente e cessionaria in tema di indennizzi

Con una recente, e per certi versi innovativa, pronuncia resa in data 15 giugno 2020, la Suprema Corte ha acceso un faro – vista la sostanziale assenza di precedenti specifici in materia – su uno degli aspetti (almeno sino ad ora) meno considerati nell’ambito delle cessioni di NPL ovverosia la relazione tra cedente e cessionario in tema di violazione delle c.d. Representation&Warranties ed attivazione delle richieste di indennizzo da parte della cessionaria.

In particolare, con la pronuncia in questione la Suprema Corte ha fissato il principio di diritto secondo cui spetterebbe al cessionario il diritto al risarcimento del danno per illegittima diminuzione del “valore di circolazione del credito”, costituito oltre che dall’importo nominale dello stesso credito, anche dal grado di solvibilità del debitore e dei suoi garanti (o delle sue garanzie reali) e dal tempo in cui sarà riscosso.

Nel caso di specie la Cassazione è intervenuta per definire un contenzioso, avviato dalla cessionaria innanzi il Tribunale di Brescia nel corso del 2009 sorto a fronte di una cessione di crediti garantiti da ipoteche immobiliari risultate, in un secondo momento, inesistenti giacchè cancellate prima della stessa cessione.

Ancor più in particolare, a seguito della conclusione della procedura esecutiva di espropriazione forzata conclusasi con la vendita degli asset a garanzia, la Banca cedente aveva (appunto) acconsentito alla cancellazione delle garanzie ipotecarie senza tenere conto di tale circostanza nell’ambito della cessione del credito. Il giudizio di risarcimento del danno avviato dalla cessionaria, basato sulla lamentata assenza delle garanzie del credito rappresentate dalla cedente, si è concluso, in primo grado, con la condanna della Banca cedente, condanna successivamente confermata anche dalla Corte di Appello.

La Suprema Corte, con la sentenza in commento (cfr. Cass. III sec.civ. N. 11583 del 15 Giugno 2020) oltre a decidere la fattispecie rigettando il ricorso della Banca cedente, giacchè inammissibile ha voluto anche “nell’interesse della Legge” affermare “i seguenti principi di diritto”:

Nel caso di cessione del credito nominalmente assistito da una garanzia reale, qualora quest’ultima risulti nulla, prescritta, estinta o di grado inferiore rispetto a quello indicato dal cedente, il cessionario può agire nei confronti di quest’ultimo ancor prima di aver escusso il debitore ceduto, chiedendo il risarcimento del danno da inadempimento, senza necessità di domandare la risoluzione della cessione, poichè una diminuzione delle garanzie è in sè causativa di un danno patrimoniale immediato ed attuale, corrispondente alla diminuzione del valore di circolazione del credito.

“La liquidazione del danno da diminuzione del valore di circolazione del credito ceduto, derivante dalla mancanza di una garanzia reale promessa dal cedente, deve essere parametrata, con giudizio necessariamente equitativo, alla maggiore prevedibile perdita in caso di insolvenza. Tuttavia, qualora il cessionario abbia già riscosso il credito in sede esecutiva e sia rimasto insoddisfatto, la liquidazione del danno per il vizio che rende impossibile escutere la garanzia non può avvenire più secondo un criterio prospettico, ma corrisponde in concreto alla minor somma fra la parte del credito rimasta insoddisfatta e l’importo ulteriore che il creditore avrebbe potuto riscuotere in sede esecutiva se egli avesse potuto espropriare il bene che avrebbe dovuto essere oggetto dell’ipoteca mancante.”

Del resto, con i principi di diritto sopra enunciati, la Suprema Corte ha riconosciuto al cessionario la possibilità di non dover attendere l’esito di una procedura esecutiva per richiedere – alla cedente – il risarcimento di un danno da inadempimento che, in base a detto orientamento, sarebbe già astrattamente qualificabile come risarcibile nei casi in cui il credito ceduto (o una delle garanzie che lo assiste) non risultasse conforme a “quanto indicato dal cedente” stesso. Naturalmente, soprattutto in ragione delle specifiche pattuizioni contrattuali, sarebbe comunque necessario verificare se il danno (o, per meglio dire, la perdita) si sia effettivamente verificata e quale sia la reale entità della stessa rispetto alla lamentata violazione delle R&W da parte della cessionaria stessa.

Cass., Sez. III, 15 giugno 2020, n. 11583

Ambra Avallone – a.avallone@lascalaw.com

Marco Liuzzi – m.liuzzi@lascalaw.com

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