La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

La qualifica di “consumatore” tra uso promiscuo e contraente debole

Il Giudice di Pace di Caserta ha emesso un’interessante sentenza soffermandosi sulla qualifica di “consumatore” ed escludendo l’applicazione della disciplina consumeristica nel caso in cui il cliente abbia indicato nel contratto la propria partita iva.

In dettaglio, il Giudice ha negato l’applicazione della disciplina consumeristica dopo avere visionato il testo contrattuale, laddove il cliente, tra i propri dati personali, aveva inserito la propria partita iva: tale circostanza, secondo il Giudice, ingenera una fondata presunzione di utilizzo promiscuo del veicolo tale da rendere inapplicabile il Codice del Consumo.

La sentenza, infatti, richiama il costante orientamento di legittimità secondo cui il contratto non può essere perfezionato da un consumatore se il negozio viene sottoscritto per uno scopo connesso – anche in via non esclusiva – ad un’attività professionale e/o imprenditoriale.

Del resto, ricorda il Giudice, in punto di qualifica del “consumatore” è costante l’orientamento restrittivo “secondo cui non può essere considerato un atto del consumatore quello che, pur non rientrando tecnicamente nell’attività professionale svolta, sia ad essa comunque legata da un nesso funzionale”.

Inoltre, il Giudice ha ribadito che la figura del c.d. contraente debole, ossia colui che sottoscrive il contratto in una condizione di disparità negoziale, non è sovrapponibile alla nozione di “consumatore” posto che la disciplina del Consumo nulla dispone in tal senso: “non è possibile, allo stato attuale della normativa, operare una equiparazione della posizione del consumatore con la figura più generale del “contraente debole”: difetta, infatti, nella definizione di cui all’art. 3, lett. a), cod. cons. ogni riferimento all’iniziale disequilibrio tra la forza contrattuale delle parti”.

Giudice di Pace Caserta,  10 febbraio 2020, n. 103

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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