L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

La prova testimoniale per dimostrare il credito vantato dall’avvocato 

La mancata ammissione della prova testimoniale o di un’altra prova può essere denunciata per cassazione solo nell’ipotesi in cui essa abbia determinato l’assenza di motivazione su un punto decisivo della controversia”.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la recente ordinanza n. 4702, depositata il 18 febbraio e oggi in commento.

Il Tribunale di Bari, con la sentenza n. 2807/2017 in riforma della sentenza di primo grado, accoglieva la domanda proposta dal ricorrente, vale a dire rideterminando il compenso dovuto all’avvocato per l’attività professionale prestata. In particolare, secondo il giudice di appello, l’importo residuo vantato dal professionista risultava già coperto dai versamenti effettuati dal cliente, con conseguente condanna dell’avvocato alla restituzione di quanto percepito in eccedenza. Avverso detta sentenza l’avvocato decideva di ricorrere in Cassazione.

Con il primo motivo, l’avvocato ricorrente deduceva il vizio di nullità della sentenza per avere il giudice di appello “ritenuto ammissibile e rilevante per la decisione un documento prodotto per la prima volta in quel giudizio ed aver ritenuto non provato il credito vantato dall’avvocato, non ammettendo le richieste di prova orale da questi formulata”.

Nel caso in esame, la Corte territoriale aveva fondato il rigetto della pretesa creditoria dell’avvocato sulla quietanza, rilasciata dalla segretaria dell’avvocato, su cui risultava apposta un’annotazione manoscritta e non disconosciuta, con cui si prevedeva il versamento “a saldo a settembre 2006” della residua somma ancora dovuta.  In forza di tale documento il giudice di appello aveva attribuito efficacia estintiva dell’obbligazione di pagamento del compenso professionale. L’avvocato ricorrente lamentava, al riguardo, la mancata ammissione della prova testimoniale in suo favore.

Tuttavia, come la Suprema Corte ha già più volte affermato e che oggi ribadisce, “la mancata ammissione della prova testimoniale o di altra prova può essere denunciata per cassazione solo nel caso in cui essa abbia determinato l’assenza di motivazione su un punto decisivo della controversia e, quindi, ove la prova non ammessa ovvero non esaminata in concreto sia idonea a dimostrare circostanze tali da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito. Nel caso di specie la prova testimoniale chiesta dalla ricorrente, risulta in contrasto con il contenuto della quietanza, ai sensi art. 2722 c.c. , in quanto diretta ad ampliarne il contenuto, subordinando la remissione parziale del debito ad una condizione (il pagamento del saldo entro settembre 2006) che non risulta espressa nel documento e che non può desumersi, neppure implicitamente, dalle espressioni utilizzate”.

In sostanza, continua la Corte, “non si tratta dunque di un mero chiarimento, ma di una vera e propria integrazione del contenuto del documento, che ne modifica in modo rilevante la portata e l’efficacia”.

Per queste ragioni, il Supremo Collegio ha rigettato il ricorso.

Cass., Sez. VI Civile – 2,18 febbraio 2019, ordinanza n. 4702

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Con una recentissima ordinanza la Cassazione ha stabilito che una nuova canna fumaria deve essere d...

Responsabilità Civile

Fideiussore legale rappresentante della Società garantita

Spetta al produttore del farmaco fornire avvertenze idonee a consentire al consumatore di effettuare...

Responsabilità Civile

Giustizia è stata fatta per i residenti di un quartiere molto conosciuto per lo svago e il divertim...

Responsabilità Civile

X