Polizza Linked, tra normativa applicabile ed onere dell’attore in giudizio

La prova documentale della dichiarazione di operatore qualificato

La Suprema Corte accoglie il ricorso della Banca avente ad oggetto l’impugnazione della sentenza della Corte d’Appello che, per quanto evincibile dalla decisione, aveva “sottovalutato” la rilevanza probatoria della dichiarazione di operatore qualificato ex art. 31 del Regolamento Consob n. 11522/1998.

Il motivo di censura proposto (sotto il profilo della “violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 c.c., 21d.lgs. n. 58 del 1998,28 e 31 reg. Consob n. 11522 del 1998, perché il legale rappresentante della società ha dichiarato essere questa un operatore qualificato e la controparte non ha mai allegato e provato il mancato possesso di una specifica esperienza e competenza in materia di strumenti finanziari derivati”) viene accolto dal Collegio di Legittimità ricordando che:

  • l’’art. 31, comma 2, reg. Consob n. 11522 del 1998, applicabile ratione temporis, individua come operatore qualificato «ogni società o persona giuridica in possesso di una specifica competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti, finanziari espressamente dichiarata per iscritto dal legale rappresentante»: dal rivestire tale qualifica discende l’inapplicabilità di numerose prescrizioni, come dispone l’art. 31, comma 1, del citato regolamento, vale a dire la previsione della forma scritta ex art. 23 d.lgs. n.58 del 1998, la disciplina del conflitto di interessi (art. 27 reg. Consob), gli obblighi di informazione attiva e passiva (art. 28 reg. Consob), le previsioni in tema di operazioni inadeguate (art. 29 reg. Consob)”;
  • la legge prevede dunque forme di tutela differenziata, sulla base della vigilanza regolamentare svolta dalla Consob, riconoscendo la necessità di graduare la tutela giuridica offerta alla clientela degli intermediari finanziari, in particolare nei casi in cui il cliente sia già, di per sé, in grado di riconoscere e valutare le caratteristiche e i rischi specifici dell’operazione”.

Tali principi  – ricorda il Supremo Collegio – sono consolidati nella Giurisprudenza di legittimità visti i precedenti specifici (cfr Cass. 4 aprile 2018, n. 8343; Cass. 19 febbraio 2018, n. 3962 e Cass. 18 marzo 2019, n. 7574) con la conseguenza che, la loro non corretta applicazione, necessita di una nuova decisione da parte del Giudice d’Appello.

Cass., Sez. VI, Ord., 23 gennaio 2020, n. 1461

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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