La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

La prova dell’incapacità di intendere e di volere grava sull’opponente

Come previsto dal codice civile chi eccepisce l’invalidità del contratto per “incapacità di intendere e di volere” deve fare i conti con il relativo onere della prova, poiché è la parte che invoca l’incapacità a dover provare compiutamente la sussistenza della causa di invalidità.

Sul punto, è intervenuta di recente una sentenza del Tribunale di Trento (n. 736/2019), che ha applicato i suesposti principi in sede di opposizione a decreto ingiuntivo.

Il Giudice, in dettaglio, ha affermato che il debitore opponente, il quale eccepiva di avere stipulato il contratto in uno stato di incapacità, non solo non aveva fornito elementi a supporto di tale stato psico-fisico, ma non aveva neppure provato l’effettiva sussistenza dell’incapacità al tempo della sottoscrizione del contratto.

La sentenza, infatti, rileva che: “Non vi è prova alcuna innanzitutto che all’epoca della richiesta di finanziamento […] fosse in stato di incapacità di intendere e di volere. Pure non provato è il fatto per cui questo stato di incapacità di intendere e di volere risalirebbe ad un evento traumatico che sarebbe capitato a […] ancora nell’anno 2000”.

Inoltre, è degno di nota quanto statuito dal Tribunale in merito alla perizia di parte che l’opponente aveva depositato al fine di supportare la propria eccezione.

Il Giudice, letta la perizia stragiudiziale, ha concluso che la stessa era priva di ogni effetto probatorio, in quanto: “una perizia di parte (nella fattispecie la relazione medico legale predisposta dal CTP dott. […]) non poteva ritenersi sufficiente a dar conto delle condizioni di incapacità di intendere e di volere di […] e del fatto per cui in considerazione di tali condizioni il contratto sarebbe viziato di nullità ai sensi dell’art. 428 comma 1 c.p.c. Come è stato chiarito in svariate occasioni, infatti “La consulenza tecnica di parte costituisce una semplice allegazione, priva di autonomo valore probatorio rispetto alla quale il Giudice non è tenuto a motivare il proprio dissenso” (in questo senso tra le altre Cass. di data 14.11.2002 n. 16030)”.

Allo stesso modo il Tribunale ha ritenuto prive di valore probatorio le testimonianze rese dalla madre e dal fratello del debitore, ritenendo che, ferma la scarsa attendibilità dei testi a causa dell’evidente vincolo di parentela, i disturbi di cui risultava soffrire l’opponente erano meri “deficit cognitivi”, che come noto: “nulla hanno a che vedere con i sintomi dell’incapacità di intendere e di volere, sintomi che consistono in un perturbamento delle facoltà intellettive e volitive tali da ostare ad una seria ponderazione degli effetti di un contratto”.

Sulla scorta di tali argomentazioni l’opposizione è stata respinta integralmente.

Tribunale di Trento, 20/09/2019, n. 736

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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